
di Daniele Bovi
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«Chi vince domenica? Glielo dico lunedì». Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, venerdì mattina a Perugia per tenere, a porte chiuse, un’assemblea con i vertici umbri del suo partito, non si sbilancia sul risultato del ballottaggio ma spiega che cosa ci dovrebbe essere al centro delle politiche del futuro centrosinistra: «L’Idv – dice – apprezza e rispetta queste primarie alle quali ha partecipato coi suoi militanti. Noi vogliamo politiche progressiste per una riforma delle riforme di Monti che hanno portato maggiore ineguaglianza». A chiunque vinca, comunque, Di Pietro lancia un appello: «Il giorno dopo il risultato – osserva – apriamo un dialogo su una possibile alternativa di governo, puntando ad un centrosinistra alternativo alle proposte di Mario Monti. Ma se ciò non fosse possibile costruiremo un’alleanza con tutte quelle forze che hanno fatto opposizione in questi anni prima al governo Berlusconi e poi a quello Monti».
Chiarimento interno Al centro della giornata umbra del leader Idv c’è però la situazione interna del partito, quel partito che Di Pietro ora intende rinnovare annunciando che il 15 dicembre partirà «un percorso congressuale: basta – spiega – ai partiti che si basano su una sola persona, occorre un rinnovamento della dirigenza. Dal 15 dicembre iniziamo un percorso congressuale anche allo scopo di dare rappresentanza a quei cittadini tartassati prima da Berlusconi e poi dalla politica ragionieristica di Monti. Comunque il chiarimento interno è una cosa buona e giusta che avvenga, così potremo proseguire sulla nostra strada identitaria». «Noi- aggiunge – siamo sempre stati un partito che ha detto pane al pane e vino al vino e per questo siamo stati anche attaccati. A chi sta nelle istituzioni dico invece che deve sapere che ci sono delle priorità come salute, ambiente e lavoro».
Ilva e legge elettorale Salute e lavoro sono il cuore del ragionamento sull’Ilva di Taranto: «L’Ilva non deve chiudere. Non ci deve essere scontro – osserva – tra diritto alla salute e diritto al lavoro. Devono viaggiare insieme mentre il signor Riva deve pagare di tasca propria». In vista delle elezioni c’è poi l’incognita della legge elettorale che a giorni approderà in parlamento. Una legge che a Di Pietro non piace per nulla: «Abbiamo raccolto – spiega – più di un milione di firme perché i cittadini possano avere una legge elettorale che faccia loro sapere prima qual è il governo, quale la coalizione, quale il programma. La legge elettorale che invece si stanno accingendo a varare, dice al cittadino, “dammi il voto che io poi lo venderò al miglior offerente”, questo è un voto di scambio, un mercato delle vacche».
