Franco Arcuti, portavoce della presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, replica alla portavoce di Pdl e Lega in Consiglio regionale, Fiammetta Modena, in merito alle critiche sul Dap. «E’ vero, il 16 dicembre il Governo e Regioni hanno sottoscritto un accordo che garantiva, tra l’altro, non maggiori fondi – sostiene il portavoce della presidente in una nota -, bensì una riduzione del taglio precedentemente deciso dal Governo, ai finanziamenti per il trasporto pubblico locale. Peccato però che quei soldi non ci sono. Come spesso, troppo spesso accade, il Governo annuncia, promette ma non mantiene. Sarebbe quindi cosa giusta e saggia se la portavoce del Pdl dell’Umbria, Fiammetta Modena, facesse come hanno fatto i presidenti delle Regioni che appartengono alla sua stessa area politica ed a quella del premier Silvio Berlusconi, e cioè dicesse al Governo di smetterla con il “solito teatrino”».
La Modena sia più attenta Arcuti afferma che «non più tardi di due giorni fa, infatti, i presidenti delle Regioni sono andati nuovamente a rappresentare il loro unanime disappunto nei confronti del Governo proprio sulla partita dei fondi per il trasporto pubblico locale, alla Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo, presieduta dal senatore Enrico La Loggia. Insomma – aggiunge -, anziché accusare la presidente della Regione Marini di fare sempre la stessa “manfrina” contro il governo Berlusconi, farebbe bene la portavoce Modena ad essere più attenta ed informata, evitando affermazioni solo ideologiche e ad effetto “mediatico”».
Federalismo a parole Vorrei aggiungere che la presidente Marini, condividendo, lo ripeto, la posizione unanime di tutte le Regioni italiane, non avrà alcuna esitazione nel negare l’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sui decreti attuativi del federalismo fiscale fino a quando il Governo non rispetterà gli impegni assunti, come l’accordo di dicembre, perché è davvero inaccettabile questo federalismo “a parole”, mentre nei fatti il Governo non fa che mortificare l’autonomia di Regioni ed Enti locali assumendo, nel concreto, atti unilaterali e centralistici. Per non dire poi della questione Fondo sanitario nazionale.
Fondo sanitario, non c’è alcun accordo «Anche in questo caso forse la portavoce Modena ha letto distrattamente gli atti, e le è sfuggito che al momento all’Umbria, come al resto delle Regioni italiane, non è stato dato alcun centesimo e non c’è ancora alcun accordo tra Regioni e Governo. C’è soltanto una ipotesi di riparto proposta dal Governo che le Regioni, anche in questo caso all’unanimità, hanno definito assolutamente insufficiente nella sua cifra globale che incrementa di appena di lo 0,8 per cento il Fondo stesso, rispetto all’incremento del 2 per cento che era stato invece riconosciuto dal Patto per la salute sottoscritto proprio da Berlusconi con le Regioni».
Sanità, conti a posto «E se all’Umbria è riconosciuta nella teorica tabella del ministero una lieve cifra maggiore – è detto infine – è perché questa Regione ha i conti della sanità in ordine, senza avere dovuto mettere le mani nelle tasche dei cittadini, e garantendo al tempo stesso una qualità del servizio sanitario unanimemente riconosciuta, in equilibrio di bilancio, che permette all’Umbria, piccola regione, di rientrare in tutti i criteri individuati dal Governo – conclude il portavoce della presidente della Regione – per la definizione del gruppo di Regioni ‘benchmark’, in vista dell’attuazione del federalismo fiscale».

