di Marta Rosati
A seguito del video identikit che Umbria24 ha proposto ai propri lettori per ciascun candidato sindaco, con questa intervista scritta intende approfondire alcuni temi emersi in campagna elettorale e conoscere ancor meglio gli aspiranti primo cittadino. Tre quesiti sono gli stessi per tutti, mentre gli ultimi due sono stati pensati su misura per ciascuno dei sette in corsa per la fascia tricolore. L’ospite di oggi è Claudio Fiorelli.
Se fosse eletto sindaco di Terni, sulla base di quali criteri sceglierebbe il proprio vice e gli assessori? Quali le deleghe che assegnerebbe?
«I criteri vanno decisi in base agli obiettivi. È giusto condividere queste scelte con le forze politiche che hanno sostenuto il nostro progetto, ma è altrettanto importante mettere in campo competenze all’altezza di un capoluogo di provincia che ha dinanzi a sé sfide epocali e una serie di problematiche che è necessario aggredire: ambiente, sociale, sviluppo economico solo per cominciare. Anche perché personalmente sono abituato a lavorare con progetti, obiettivi e crono-programmi. Essendo una persona pienamente gratificata a livello lavorativo, non sono ricattabile. Mi candido per un vero cambiamento; chi non sta al passo, va a casa».
Tra i temi più sentiti dai cittadini, nel corso di questa campagna elettorale, compaiono la carenza di opportunità di lavoro e le inefficienze della sanità pubblica. Nei limiti delle competenze dell’ente comunale, quali strategie adotterebbe per migliorare Terni in questo senso?
«Ogni euro speso dal Comune sarà finalizzato alla creazione di posti di lavoro. Questo non è uno slogan. Significa progettare, trovare risorse e avere una visione utile a intervenire in modo coerente verso degli obiettivi. E questo vale per tutti i settori dell’ente, ad esempio se spendo 200 mila euro per fare un marciapiede e ho intenzione di trasformare Terni nella capitale del turismo accessibile a tutti, quell’intervento deve essere progettato e realizzato per garantire massima funzionalità e inserendo gli strumenti necessari al raggiungimento degli obiettivi. Per quanto riguarda la sanità, da medico posso dire di conoscere i nodi che stanno tenendo in stallo la nostra sanità e mi sento in grado di poter intervenire a tutela della salute dei cittadini ternani».
Terni, tra i tanti brand che negli anni passati altre amministrazioni hanno tentato di cucirle addosso, ha conosciuto un’importante parentesi cinematografica. Oggi restano un festival, una film commission regionale e gli Studios di Papigno. Cosa farne?
«Oggi dobbiamo essere in grado di anticipare il futuro e non rincorrere il passato. Abbiamo lanciato progetti innovativi e poi li abbiamo fatti sprofondare nel nulla a colpi di mediocrità. Ricordo quando a Terni si teneva la rassegna Umbria Fiction, ovvero quelle che poi sono diventate le serie tv. Immaginate se quell’esperienza fosse andata avanti cosa avrebbe significato per Terni in questa epoca dove le produzioni maggiori sono legate alle piattaforme online come Netfix. Oggi dobbiamo trovare il modo di rilanciare le nostre infrastrutture cinematografiche cogliendo le opportunità, ad esempio penso al nostro legame con Kobe e le produzioni artistiche che vengono dal Giappone. Tra l’altro Kobe ha una storia legata al mondo dell’animazione. Questo è un esempio per dire che per superare la mediocrità e anticipare i tempi dobbiamo aprire la mente e pensare fuori dagli schemi».
Dagli ultimi sondaggi pubblicati, la volta giusta per un pentastellato al governo della città di Terni, per riprendere il suo slogan, sembra non essere nemmeno questa. È deluso dal fatto che i partiti di centrosinistra non abbiano trovato un’intesa per il campo largo? Lei sarebbe stato eventualmente disposto a fare un passo indietro?
«È la volta giusta che vedremo questi sondaggi quanto sono attendibili. Gli ultimi sondaggi pubblicati sono quelli dell’istituto di rilevazione che alle elezioni regionali del 2019 davano il centrosinistra vincitore, o che a Verona davano Tommasi perdedente. L’unico sondaggio che riteniamo attendibile è quello commissionato da noi, che vede il Polo Alternativo pienamente al ballottaggio. A noi sembra che qualcuno abbia la tentazione di lavorare per creare una suggestione legata al voto utile tra due candidati, suggestione effimera. Detto questo, insieme ai nostri quadri regionali fino all’ultimo abbiamo lavorato per andare unitamente al voto, soprattutto dopo il passo indietro fatto dal sindaco Latini. Purtroppo non è stato possibile».
Nel Polo Alternativo che la sostiene ci sono forze di estrema sinistra. È lì che oggi si colloca effettivamente il M5S?
«Il M5S si colloca dove ci sono buone idee, persone coerenti e concretezza. Noi guardiamo i contenuti. I partiti della sinistra radicale a Terni vantano una classe politica estremamente competente e con la quale condividiamo l’approccio ai problemi e la loro concretezza. Quando si parla di ambiente, supporto alle imprese, sviluppo sostenibile, parliamo la stessa lingua, con persone che hanno le idee chiare e che basano il loro pensiero non solo su principi ideologici ma soprattutto sul buonsenso, mettendo al centro la città e non i giochi di potere».
