Massimo D'Alema rilancia la santa alleanza costituente

di Dan. Bo.

Per battere Berlusconi e il berlusconismo occorre un’alleanza ampia che unisca tutte le opposizioni, un’alleanza democratica che affronti «i veri problemi del Paese» mettendo mano a riforme che intervengano sulla crisi economica, sul futuro dei giovani e sulla riforma costituzionale. Da Narni, dove è intervenuto in occasione di un convegno organizzato dall’Università La Sapienza di Roma, Massimo D’Alema rilancia la strategia del Pd elaborata durante l’assemblea nazionale che si è tenuta nel weekend: un’alleanza che unisca tutto l’arco delle opposizioni allo scopo di affrontare quella che dalle parti di Largo del Nazareno viene letta come un’emergenza democratica, da combattere con le armi di un vero e proprio progetto costituente.

Carra apre, Fava frena Un progetto che secondo il casiniano Enzo Carra, anch’esso presente al meeting umbro, «sarebbe un punto a vantaggio della politica». Un’apertura, però, che non convince Claudio Fava, coordinatore di Sinistra e Libertà. Secondo Fava infatti la visione dalemiana pecca di troppa eterogeneità. Se, infatti, sull’obiettivo principale, ossia «mandare a casa Berlusconi», tutti si trovano d’accordo, è sul come che Fava pone i suoi distinguo. «Quest’alleanza – spiega da Narni il coordinatore di SeL – deve servire a governare il paese, non soltanto ad assumere priorità di carattere istituzionale». Quello che occorre, in sintesi, «è un’alleanza tra intenzioni e culture politiche affini». Una perifrasi elegante che mira ad esorcizzare quella che è la vera paura di SeL e dell’Idv: un patto Pd-Udc che tagli fuori le ali «estreme».

Fava: affinità politiche sono una necessità «L’affinità – argomenta Fava – non è un pregiudizio ma una necessità: le qualità del governo del progetto devono essere eccellenti, rispettando anche la vocazione di un partito come quello che sta per fondare Fini. Non ci sembra utile pretendere da loro ciò che loro non avranno voglia di fare, cioè smentire la loro vocazione iniziale di una critica da destra al centrodestra di Berlusconi, per imbarcarli in una santa alleanza che poi di politica non ne produrrebbe».

D’Alema: il 60% di italiani non vuole più Berlusconi La bontà del progetto dalemiano però è stata rimarcata da Carra anche ricordando una lettera di Francesco Cossiga a Massimo D’Alema, pubblicata nel 1999 dal Corriere della Sera: «In quella lettera – ricorda Carra – Cossiga si diceva convinto che solo un’alleanza tra le forze di centro e quelle della sinistra potesse promuovere il progresso del paese». Con la proposta elaborata durante l’assemblea nazionale, D’Alema tenta di rivolgersi a tutti i partiti che, secondo lui, rappresentano quel «60% di italiani che vuole vedere Berlusconi andare a casa. Nella maggioranza del Paese – conclude l’ex premier – inizia a crescere la consapevolezza che bisogna uscire da questa situazione e che siamo arrivati all’epilogo del berlusconismo». Il problema, fanno però notare in molti, è capire per quanto tempo si protrarrà questo epilogo.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.