La sede del Consiglio regionale umbro

di Daniele Bovi

Arrivati ormai gli ultimi minuti del secondo tempo supplementare, il Pd si è giocato il tutto per tutto: martedì pomeriggio infatti si è nuovamente riunito il gruppo consiliare di palazzo Cesaroni per tentare di ricucire lo strappo in vista della seduta del consiglio regionale di mercoledì mattina, quando sono previste le «comunicazioni politiche» della presidente Catiuscia Marini, che non ha partecipato all’incontro. Una riunione che si è chiusa poco dopo le 18.30 con un nulla di fatto, come prevedibile. In consiglio Marini e buona parte del Pd avrebbe voluto presentarsi con una giunta ricomposta e pronta per ripartire, anche perché a breve vanno affrontati due dossier fondamentali, come il Documento regionale di economia e finanza (approdato proprio martedì sui tavoli delle commissioni consiliari) e il bilancio. Documenti che l’ala bocciana del partito voterà, pena far saltare la legislatura. Quel che è certo al momento è che un rientro di Barberini in giunta in tempo per la seduta di mercoledì è un’ipotesi da scartare.

Stallo Il copione di martedì è stato sostanzialmente identico a quello degli ultimi giorni: i bocciani che chiedono passi in avanti, accelerazioni, innovazioni sul programma di governo e la rimozione del «macigno», alias Walter Orlandi, neo-direttore regionale dell’area sanità di palazzo Donini; dall’altra parte si oppone un muro al siluramento di Orlandi e un niet alla rotazione dei dirigenti. Insomma, la crisi si è incancrenita e per capire che piega prenderà la vicenda bisognerà ascoltare le parole di Marini in aula: di fronte a una presidente più conciliante l’uscita dal tunnel potrebbe essere più vicina; se invece partiranno cannonate, tutto si complicherà ulteriormente. Logica vuole che l’ipotesi più probabile sia la prima, anche se la presidente certe sottolineature le farà. Così come annunciato giorni fa in Direzione (a proposito, quella che si sarebbe dovuta tenere martedì è saltata), presenterà una comunicazione sulle nomine e sulle motivazioni che hanno fatto da base alle scelte. Un discorso al consiglio regionale, ma attraverso il quale la presidente vuole parlare alla società umbra più che al ceto politico, spiegando la situazione e le motivazioni di scelte che, questo dirà Marini, sono state fatte sulla base del merito e delle competenze, respingendo tentativi di «lottizzazione».

Le opposizioni Di fronte all’ipotesi di rimozione di Orlandi o di rotazione dei dirigenti la strada viene chiusa anche perché aprirla significherebbe dare vita ad atti «di dubbia legittimità». Un’interpretazione sbagliata secondo i bocciani: «Sono nomine – dicono – di stretta fiducia politica e ostacoli non ce ne sono». Senza il rientro di Barberini si aprono altri scenari che portano il nome di Donatella Porzi (sempre che l’ala bocciana acconsenta) o, anche, di un tecnico al quale affidare la sanità. Quel che è sicuro, oltre al pressing dei vertici nazionali del Pd che premono per un accordo e che non vogliono un collasso della legislatura, è che la giunta va ricomposta e che ognuna delle due parti non vuol uscire sconfitta dal braccio di ferro che va avanti da tre settimane. Uno scenario ideale per i gruppi di opposizione, che in aula caricheranno a testa bassa chiedendo di ritornare al voto: «Meglio prendere atto – dice Marco Squarta, FdI – della fine della X legislatura e di questa farsa. Da settimane l’attività dell’Assemblea è bloccata: aula e commissioni non lavorano, a causa della frattura insanabile creatasi all’interno del Pd sulle nomine in sanità. Apprendiamo dagli organi di stampa che si svolgono ancora continue riunioni del Pd per trovare soluzioni a queste fratture, dimenticando di portare avanti le politiche che possono risolvere i veri problemi della gente. Anche una eventuale, ipotetica, ricomposizione della maggioranza sarebbe solo di facciata, perché le divisioni scaturite sulle nomine in sanità sono ormai irrecuperabili».

Il Pd ternano Il portavoce del centrodestra Claudio Ricci invece ha presentato una proposta di risoluzione con la quale chiede una revoca delle nomine fatte, la nomina del nuovo assessore, un miglioramento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), un abbattimento dei tempi delle liste di attesa e, tra le altre cose, un’unica azienda ospedaliera e un’unica Asl. A intervenire nel dibattito è anche il Pd provinciale di Terni, preoccupato «per la crisi politica in atto» ma con l’intenzione di «portare un contributo positivo alla risoluzione delle difficoltà attraverso una discussione che rimetta al centro le priorità per l’Umbria». Il partito ternano, riunito in assemblea, ha approvato la relazione del segretario Trappolino in cui si indica la necessità di valorizzare le eccellenze e di superare le difficoltà e ha chiesto a Barberini di rientrare. Il Pd provinciale invece non è per nulla convinto da uno dei punti del documento approvato dalla Direzione, ovvero quello in cui si apre all’ipotesi di aziende uniche: «Le due aziende ospedaliere e territoriali – dice infatti Trappolino -, sintesi di una proposta organizzativa partecipata e condivisa, costituiscono la miglior organizzazione gestionale e territoriale del settore». Da ultimo, Trappolino chiede che in tempi rapidi si costituiscano «in modo sostanziale le due aziende ospedaliero-universitarie con l’applicazione del protocollo d’intesa».

Twitter @DanieleBovi

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