La presidente Marini mostra un foglio con lo schema delle valutazioni sulle nomine

di Daniele Bovi

«Non sono per la politique politicienne, per chi mi chiede di stare chiusa in questo acquario, per chi mi dice che la soluzione è tecnicistica. Se la rotta non sarà più il programma di governo, il dedicare tempo e attenzione a risolvere i problemi degli umbri, non ci sono più compatibilità e ragioni per cui questo cammino debba andare avanti. E io vorrei che questo cammino vada avanti con tutti. Auspico perciò un rapido rientro dell’assessore Barberini in giunta». Così la presidente Catiuscia Marini nel corso del suo intervento di in Aula nell’atteso Consiglio per affrontare la crisi di giunta innescata dalle dimissioni di Luca Barberini da assessore alla Sanità. «Comunicazione politiche» durate 33 minuti e sostanzialmente divisibili in due parti: la prima, nel corso delle quali Marini ha ricostruito nel dettaglio l’iter che ha portato alle nomine, e la seconda, più politica.

VIDEO: MARINI IN AULA

Sì alla fiducia Una Marini che poi, nel pomeriggio, ha incassato la fiducia della maggioranza, con i bocciani a rimarcare però che questa da parte loro sarà data giorno per giorno: la scarna risoluzione di una riga è stata infatti approvata compattamente dal centrosinistra (bocciate invece tutte le altre quattro presentate) con 13 sì e 8 no, mentre le opposizioni, diversamente da quanto annunciato, non hanno presentato mozioni di sfiducia «e per questo – ha detto ironicamente Marini – le ringrazio». «Vedremo – ha detto la presidente nella sua replica – come questa fiducia si tradurrà nell’azione di governo. È un atto importante ma la capacità politica di maggioranza si misura negli atti di governo, secondo le priorità che ci siamo dati per rispondere ai problemi reali dell’Umbria. Non basteranno solo il Defr e il bilancio a misurare le nostre capacità: dovremo mantenere coerente il programma di governo e la velocità di attuarlo». La crisi dunque non è risolta perché le tensioni rimangono (vedi il caso della risoluzione che chiedeva la sospensione di Walter Orlandi, non approvata per un soffio per via dell’astensione di Barberini, Smacchi e Porzi, mentre gli altri due bocciani Brega e Guasticchi sono usciti dall’aula) e perché Barberini al momento rimane fuori dalla giunta. Quindi, si apre una sorta di fase due della crisi, di quella che, sono parole della presidente, «è una frattura politica e istituzionale molto profonda».

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Discorso duro Quello della presidente è stato un discorso duro, con cui ha voluto rivolgersi alla società regionale senza restringere il dibattito «all’acquario» di palazzo Cesaroni, in cui ha rimarcato ai bocciani che «non c’è chi si autoproclama innovatore o conservatore» e che la via d’uscita «non è tecnicistica», non riguarda cioè la rimozione di Walter Orlandi o la rotazione dei direttori, bensì politica. Insomma, la presidente ha tirato dritto spostando poi il piano sulla politica, sul suo ruolo e sui programmi. «Dove – si chiede la presidente – la politica si è incrinata? Si è incrinata nella individuazione dei nomi o dei punti programmatici? Non credo su questi ultimi. La politica deve recuperare dimensione programmatica e progettuale, e io sono coinvolta in percorso di riforme e innovazione della legislazione». Scendendo più nel dettaglio, «dovremo anche definire sul piano dei contenuti e del percorso il nuovo Piano sanitario, rinnovare la governance delle aziende dato che nulla è dato per sempre, interrogarci sulla qualità del servizi. Si spieghi ai cittadini che si entra nel cuore dei punti programmatici, e i direttori non saranno di ostacolo a questo processo, bensì potranno offrire alla politica gli strumenti per raggiungere questi obbiettivi». Sul tavolo Marini ha messo anche i temi dell’ambiente, del lavoro, della semplificazione della PA, della centralità manifattura».

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Guardare fuori L’altro invito alla politica riguarda l’uscire dall’«arena» di palazzo Cesaroni: «Gli interessi dell’Umbria – ha detto – non finiscono qui, il processo innovatore deve uscire da questo acquario, il mare non è solo quello che si muove qui dentro, fuori c’è un oceano su lavoro, ambiente, cultura». Infine una citazione: «A me è caro un grande pensatore, Max Weber, che diceva che per fare l’uomo politico, per svolgere cioè la funzione politica servono tre cose: passione, senso di responsabilità e lungimiranza e non si può avere solo una di queste tre. Vanno tenute insieme queste tre dimensioni, se non riuscirò a tenerle insieme sarà difficile attuare programma e svolgere funzioni di governo».

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La scelta dei direttori Nella prima parte è stato invece ricostruito il percorso che ha portato alle nomine, un qualcosa che è «doveroso rendere noto alla comunità umbra»: «Nello scegliere i direttori – ha detto Marini – ho tenuto conto della coerenza tra curriculum, idoneità, nomine e risultati conseguiti. Mi dispiace, è questa la ragione della crisi, che Barberini non abbia condiviso con noi questo ultimo miglio in precedenza costruito insieme a noi. Qui c’è un presidente che ha agito secondo merito, responsabilità, autonomia e indipendenza». «La procedura si è aperta il 27 luglio con una delibera della giunta che dava vita all’avviso pubblico. Poi è stata costituita una commissione tecnica per la valutazione dell’idoneità dei candidati, presieduta dal professor Montrone dell’Università di Perugia, da Remo Bianchi di quella di Torino in rappresentanza di Agenas e dalla professoressa Alessandra Pioggia di quella di Perugia. L’ammissibilità dei 108 candidati è arrivata il 29 ottobre con una delibera mentre il lavoro tecnico che ha riguardato requisiti di legge, è terminato il 10 dicembre: a quel punto tutto è stato trasmesso agli uffici della giunta il giorno dopo, mentre il 21 la giunta ha preso atto dei lavori, che contenevano anche una sintesi dei curriculum con i profili dei candidati». Insomma, questo il senso, l’assessorato alla Sanità ha avuto due mesi di tempo per fare le sue valutazioni.

IL DIBATTITO IN AULA, CENTRODESTRA: «MAGGIORANZA INCERTA»

Lavoro meticoloso «È stato fatto – assicura Marini – un lavoro molto meticoloso: ben 19 candidati su 108 non erano idonei ai sensi della legge, 15 provenivano da altre amministrazioni non attinenti il Sistema sanitario nazionale, 9 da aziende e imprese private, circa 25 dalla sanità ma non da funzioni attinenti la gestione e la governance del sistema. Le esperienze non possono essere considerate qualcosa di negativo, sapere che a capo c’è chi ha competenze manageriali mi garantisce capacità ed efficienza».

Barberini Pur avendo votato la risoluzione Barberini rimane molto critico: «Risoluzione e voto non risolvono definitivamente il problema, la fiducia va costruita e rafforzata, va alimentata nel tempo sulla base di un lavoro di squadra perché a noi l’uomo solo al comando non piace». Molte delle sue parole sono quelle pronunciate giorni fa in Direzione: «Le mie dimissioni – dice – non sono state il capriccio di un ragazzino, ci sono state consapevolezza, attenzione, rispetto e valutazione degli effetti e mi spiace che il segretario minimizzi. Ho posto due questioni: innovazione e condivisione». Barberini ha rimarcato che l’Umbria non è più quella di 20 anni fa, «che siamo più poveri, più soli e più anziani» e che quindi servono «metodi diversi». L’ex assessore spiega che «è ora di accelerare: serve una sanità meno ospedalocentrica, investire più su quella di prossimità e sulla centrale unica siamo in ritardo». Nel suo intervento torna anche il processo di riorganizzazione delle aziende («Marche e Toscana ne hanno meno di noi pur essendo più grandi e avendo più abitanti»). Da ultimo la frecciata: «Una volta ho conosciuto uno che non faceva il boscagliolo, ha affilato la lama tutta la notte, il giorno dopo ha tirato colpi a destra e a sinistra ma gli alberi sono rimasti in piedi».

Twitter @DanieleBovi

 

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