Il consiglio regionale ha votato l'abolizione dei vitalizi (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

In aula il pidiellino Andrea Lignani Marchesani è indignato. Nella giornata in cui il consiglio regionale abolisce i vitalizi ma dal 2015, salvando così gli assegni degli attuali inquilini di palazzo Cesaroni, Lignani Marchesani sostiene di essersi «rotto le scatole di quelli che dicono che prendiamo troppo». L’altotiberino rigetta poi «tesi dai tratti demagogici ed anche poco informate, pure di colleghi». Il riferimento è al Prc, all’Idv e alla Lega Nord che hanno votato la proposta alternativa del rifondatore Damiano Stufara che puntava all’abolizione immediata.

Manca la rivalutazione Gli oltre seimila euro percepiti dai consiglieri umbri rappresentano l’assegno più «povero» d’Italia e così Lignani rivendica, come un pensionato cigiellino a 900 euro, che gli emolumenti dei consiglieri nel corso degli anni «non sono lievitati come avrebbe richiesto sia il costo della vita sia l’impegno a fare politica». Impegno già ampiamente finanziato con fiumi di denaro dai contribuenti italiani tramite i rimborsi ai partiti e tramite i soldi spesi dai partiti per il funzionamento dei gruppi consiliari in regioni, province e comuni. Il problema come spesso accade sta da un’altra parte: «Forse l’attenzione su questo versante – dice Lignani – andrebbe orientata verso le pensioni anche di certi dirigenti regionali e verso gli stipendi di parlamentari che sono stati semplicemente nominati senza prendere neanche una preferenza».

La difficoltà di mettere su famiglia «Farsi una famiglia, oggi, per un politico è diventato difficile – continua -, sia per la mancanza di tempo che per altri motivi. Qualcuno ha sacrificato anche carriere aziendali per fare politica e stare in Consiglio regionale. Le campagne elettorali costano, e se si riducono troppo le indennità si rischia di lasciare spazio a consiglieri sostenuti dalle lobby o ricchi di famiglia. I contributi dei consiglieri regionali sono un contratto di diritto privato e non un fondo pensionistico, quindi l’abrogazione del vitalizio dovrebbe coincidere come minimo alla restituzione di tutti i contribuiti versati. I sostenitori della proposta di legge del Prc sanno bene che quelle misure non sono applicabili anche se sono politicamente ben spendibili. Se verrà applicata la parametrazione con la media europea i parlamentari avranno un aumento o un riequilibrio mentre invece i consiglieri regionali scenderanno ad un netto di 3mila 700euro al mese e questo ridimensionerà di molto anche l’entità dei vitalizi».

Consiglio diviso Il consiglio così si spacca: da una parte i 25 voti di Pd, Pdl, Carpinelli, socialisti e Udc che scelgono l’abolizione «differita» al 2015, mentre i cinque di Idv, Rifondazione e Lega Nord si schierano per quello che la camicia verde Gianluca Cirignoni chiama «un esempio che la politica dovrebbe dare subito». Paolo Brutti invece, per l’Idv, ha parlato di «aspetti non positivi» della proposta di legge fatta dall’ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni. Proposta che lascia aperta la porta agli attuali consiglieri che potranno scegliere o il vitalizio o la corresponsione, in un’unica soluzione, della quota di contributi versati negli anni. Bocciata anche l’altra proposta di Stufara che prevedeva il divieto di cumulare più vitalizi.

Locchi: al massimo ceto medio-alto Nelle dichiarazioni di voto Renato Locchi ha sottolineato che «la Regione Umbria nei decenni si è comportata sempre in modo sobrio in questa materia. Presidenti di giunta regionale che vivono a Perugia e che io conosco possono essere incasellati nel ceto medio, al massimo medio-alto. I costi della politica devono calare, vista anche l’attuale situazione economica e sociale, e quindi è importante conseguire questa soluzione sui vitalizi, soluzione né gattopardesca né pilatesca ma equilibrata e possibile, che fa fare all’Umbria una buona figura». Damiano Stufara ha invece ribadito la contrarietà del partito: «Nello stesso momento – ha detto – in cui il legislatore nazionale impone sacrifici molto pesanti alla stragrande maggioranza degli italiani e degli umbri, mandiamo un messaggio profondamente sbagliato, e cioè che per i politici, i sacrifici scattano più tardi delle altre categorie». «Il Pdl – ha invece concluso il dibattito Raffaele Nevi – è orgoglioso di aver contribuito a scrivere questa norma che sancisce una svolta epocale in materia di tagli ai costi della politica».

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2 replies on “Consiglio regionale, vitalizi aboliti dal 2015. Lignani: «Nostri stipendi neanche adeguati all’inflazione»”

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