di Daniele Bovi
Duecentocinquanta mila euro. Per la precisione 247.238 e qualche centesimo, anche se la cifra non è quella definitiva dato che all’appello mancano due rendiconti. Il totale che compare sulla calcolatrice è quello relativo alla cifra spesa dai 21 consiglieri (20 più la presidente Catiuscia Marini) che ce l’hanno fatta a ottenere uno scranno a palazzo Cesaroni, e ovviamente non tiene conto di quanto hanno sborsato gli altri 300 che ci hanno provato. Dalla lista dei rendiconti che pubblichiamo mancano quelli del socialista Giuseppe Chianella (pur avendolo presentato non è nell’elenco perché risulta tra i non eletti e infatti è stato chiamato come assessore esterno), l’unico non Pd della giunta Marini bis (a lui è andata la delega ai Trasporti) e quello di Carla Casciari, che poche settimane fa si è vista assegnare il seggio dal Consiglio di Stato a scapito di Giuseppe Biancarelli, eletto con la lista Umbria più uguale.
I numeri Stando agli attuali 21 rendiconti disponibili, in media ogni eletto ha speso 11.700 euro circa, ma le cifre variano di molto. La nuova e contestatissima legge elettorale regionale, approvata a poche settimane dal voto del 31 maggio scorso e ribattezzata dai suoi oppositori «Umbricellum», ha fissato dei tetti massimi con lo scopo di ridurre le spese elettorali: i candidati alla presidenza potevano spendere al massimo 100 mila euro mentre ogni aspirante consigliere 25 mila. In cima alla classifica degli eletti c’è il ternano Eros Brega, Pd, che dichiara speso 19.800 euro, e a ruota ci sono i due perugini Attilio Solinas e Giacomo Leonelli: il primo ha certificato che la sua campagna elettorale è costata 18.364 euro, mentre il secondo ha messo a verbale 18.064 euro. Non troppo distante un altro dem come l’assessore regionale alla sanità, ovvero il folignate Luca Barberini (17.056).
I rendiconti Quelli che invece hanno fatto una campagna low cost sono Sergio De Vincenzi, eletto con la lista Ricci Presidente, che dichiara di aver speso appena 1.133 euro. Subito dietro la grillina Maria Grazia Carbonari con 1.300 euro e poi in terza posizione c’è il leghista Emanuele Fiorini (1.884 euro). In casa Pd, almeno secondo i rendiconti, la cifra minima ‘investita’ da ogni candidato è stata di almeno novemila euro, ma non per tutti è stato così. Hanno fatto eccezione, al ribasso, due consiglieri che in campagna elettorale hanno battuto il terreno in lungo e in largo, ovvero il marscianese Gianfranco Chiacchieroni e l’altotiberino Marco Vinicio Guasticchi: il primo ha presentato un rendiconto da 3.289 euro e il secondo da 3.674. Quanto ai candidati presidente, ovviamente fra i tre che ce l’hanno fatta in cima alla classifica c’è Catiuscia Marini che rendiconta spese per 50 mila euro, mentre Claudio Ricci 18.604 e Andrea Liberati 9.255.
Privati La campagna elettorale può essere finanziata direttamente dai consiglieri o attraverso le risorse messe a disposizione da privati, e in quest’ultimo caso vanno dichiarati anche se i nomi nei documenti non compaiono. Catiuscia Marini spiega di aver ricevuto 24 mila euro da persone fisiche e 15 mila da soggetti diversi. Secondo il rendiconto di Brega invece, l’intera campagna è stata finanziata grazie a contributi «di terzi». Barberini dichiara 4.500 euro di contributi (oltre 11 mila euro invece sono stati versati direttamente dal candidato) mentre oltre 8 mila euro spesi da Liberati sono arrivati dal «Comitato promotore per la lista civica M5S». Quanto a Claudio Ricci, l’ex sindaco osserva che in tutto le liste a lui collegate hanno speso 65.210 euro con 14 mila euro di debiti verso le banche.
Barberini 17.056
Biancarelli 6.850
Brega 19.800
Carbonari 1.300
Cecchini 9.859
Chiacchieroni 3.289
De Vincenzi 1.133
Fiorini 1.884
Guasticchi 3.674
Leonelli 18.064
Liberati 9.255
Mancini 1.778
Marini 46.800
Nevi 11.846
Paparelli 11.070
Porzi 11.800
Ricci 18.604
Rometti 13.808
Smacchi 9.924
Solinas 18.364
Squarta 7.880
Twitter @DanieleBovi
