L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Entro maggio l’Umbria avrà una nuova legge elettorale. L’accordo è stato trovato all’interno della maggioranza di centrosinistra a palazzo Cesaroni nel corso della seduta di martedì, quando il consiglio regionale ha detto sì, recependo quanto stabilito dalla manovra dell’estate 2011, alla riduzione del numero dei consiglieri da 30 a 20 (che diventano 21 con il presidente della giunta). La proposta di legge firmata Brega-Galanello è stata approvata con 16 favorevoli (i 13 Pd più Goracci, Buconi e Brutti), otto astenuti (Lega, Pdl, FdI) mentre Dottorini (Idv) e Stufara (Prc) non hanno partecipato al voto. In più la proposta prevede anche che dalla prossima legislatura la giunta sarà composta da cinque membri e non da otto come ora.

L’accordo Ma è in una pausa della seduta che i partiti hanno trovato la quadra intorno alla necessità di una nuova legge elettorale. La contrarietà del Prc sul numero di 20 consiglieri è nota e Stufara aveva anche proposto il dimezzamento delle indennità dei consiglieri invece che «il taglio della democrazia»; molto dubbioso pure Dottorini mentre dall’aula mancano anche alcuni socialisti. Il messaggio al Pd, che non voleva aprire il tema legge elettorale, arriva chiaro. E così ne scaturisce un accordo che prevede di votare entro 60 giorni, cioè entro la seconda lettura sulla riduzione del numero dei consiglieri, una nuova legge che garantisca pluralismo e dalla quale, anche secondo quanto emerso negli ultimi mesi, non ci sarà più il famigerato listino bloccato.

I timori Il timore di Prc, Idv, Psi e non solo è infatti che con 20 consiglieri l’attuale legge faccia fare un quasi en plein ai partiti più grandi lasciando tutti gli altri sull’uscio di palazzo Cesaroni. Ecco perché il Prc, ad esempio, si presenterà al tavolo delle trattative con una proposta di legge basata su un proporzionale puro. Senza una legge che garantisca «il necessario pluralismo» il voto favorevole in seconda lettura di larghi pezzi del centrosinistra non sarebbe garantito.

Le altre modifiche Nel corso della seduta di martedì inoltre l’aula ha dato il via libera a un altro pacchetto di modifiche dello Statuto regionale. La prima, voluta da Goracci e Stufara, permette di inserire nella carta fondamentale dell’Umbria (astenuti solo Pdl e FdI) il riconoscimento del carattere pubblico dell’acqua «anche a garanzia delle generazioni future». Tra i principi generali poi viene inserito, su iniziativa del leghista Cirignoni, quello della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie sul quale c’è stato un «sì» unanime. Il consiglio regionale inoltre sarà «l’Assemblea legislativa dell’Umbria» («per ribadire il ruolo centrale dell’istituzione rispetto alla sua primaria funzione»), con voto unanime e su iniziativa del democratico Smacchi. Sempre all’unanimità è stata approvata la modifica grazie alla quale i sindaci revisori dei conti della Regione saranno non più nominati ma estratti a sorte da un elenco di professionisti.

Brega e Locchi: ora la legge elettorale Nella seconda parte della legislatura poi saranno trattate altre tematiche, a cominciare dal Trattato di Lisbona, che garantisce un rafforzamento delle Regioni sia nelle procedure decisionali che nella formulazione delle politiche dell’Unione. Sulla riduzione del numero di consiglieri e assessori il presidente Brega si è detto «profondamente soddisfatto» e ha parlato di una legge che va in una direzione che garantisce una Regione «sempre più efficace ed efficiente». Il presidente poi auspica una legge elettorale «equilibrata, moderna e tale da permettere ai cittadini-elettori di avere una rappresentanza adeguata nella massima assise regionale». Legge che secondo il capogruppo pd Renato Locchi «è il prossimo obiettivo. Questa – spiega in una nota – dovrà calibrare, su un numero di consiglieri ridotto di un terzo, le esigenze di rappresentanza dei territori e, nel contempo, delle diverse sensibilità politiche».

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