di Daniele Bovi
Il dodicesimo seggio di maggioranza in consiglio regionale spetta alla dem Carla Casciari. A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato che con una sentenza depositata mercoledì ha respinto il ricorso di Giuseppe Biancarelli (eletto con la lista Umbria più uguale), il quale aveva deciso di rivolgersi al Consiglio dopo che il Tar dell’Umbria aveva dato ragione all’ex vicepresidente della Regione. Una decisione, in attesa della discussione del merito che si è tenuta alcuni giorni dopo, sospesa dal Consiglio di Stato. Il nodo centrale della contesa Casciari-Biancarelli, alla fine della quale la maggioranza è ora composta da 11 membri del Pd più il socialista Rometti, è stato sostanzialmente uno: che cosa si intende per «voti validamente espressi»? Il 2,5 per centro centrato da Umbria più uguale e che ha permesso a Biancarelli di entrare in consiglio, è stato calcolato non considerando quelli ai candidati presidente. Sbagliando, ha sostenuto Casciari che si è vista dare ragione in prima battuta dal Tar regionale: per la ripartizione dei seggi vanno messi nel calderone anche quelli agli aspiranti inquilini di palazzo Donini. Considerando questi ultimi, Umbria più uguale non riesce a raggiungere il 2,5 per cento. Il Consiglio in primis ricorda quanto stabilito attraverso la nuova, contestatissima, legge elettorale umbra, secondo la quale in caso di voto dato al solo candidato presidente esso si estende anche alla lista o alla coalizione che sostiene il candidato.
Respinto Biancarelli nell’appello introduce la distinzione tra cifra elettorale di coalizione e cifra elettorale di lista. La prima, spiega attraverso i suoi legali, rilea per quanto riguarda l’elezione del presidente e il riparto esterno tra coalizione concorrenti, mentre la seconda per il riparto interno alla coalizione, con quest’ultima che è «l’unica rilevante al fine di misurare la rappresentatività della singola lista». In più, aggiunge Biancarelli, bisogna tener conto che il sistema elettorale umbro «è complessivamente orientato a riconoscere le forze politiche minori, nel quale la medesima cifra elettorale di lista deve necessariamente essere rapportata con una grandezza omogenea, costituita dalla somma dei voti validamente espressi in favore di tutte le liste». Ragionamenti che però non hanno convinto i giudici: «Gli assunti ora sintetizzati – scrivono -, pur pregevolmente esposti, non possono tuttavia essere condivisi e l’appello deve pertanto essere respinto».
Cifra elettorale I giudici riconoscono le argomentazioni di Biancarelli a proposito della legge elettorale, ritengono «logico» che quando si parla di cifra elettorale di coalizione si deve tener conto solo dei voti dati ai candidati presidente, dato che «nella determinazione dei rapporti di forza tra coalizioni concorrenti viene riconosciuta la “bontà” della scelta delle forze politiche manifestatasi nell’appoggio al candidato più suffragato, nell’ambito di un sistema elettorale che attribuisce a quest’ultimo un’investitura popolare diretta». Un ragionamento tanto più valido secondo il Consiglio per la legge umbra, dato che attraverso l’estensione del voto essa stabilisce, dicono i giudici usando le parole di Casciari, «un rapporto bidirezionale» tra candidato presidente e lista. Il passaggio decisivo della sentenza arriva però quando il Consiglio tratta il nodo di come la soglia di sbarramento del 2,5 per cento deve essere calcolata. «A questo riguardo – scrivono -, le deduzioni del dottor Biancarelli si infrangono sul dato letterale della norma, nella quale è operato un testuale riferimento a tutti i voti validi, senza che ivi sia specificato che per questi si intendono solo i voti di lista».
Casciari e Leonelli «Questa decisione – ha commentato Casciari – è ancorata ai numeri e si tratta di una sentenza che affronta solo questioni tecniche. Vorrei poi dire che da ora le tante persone che mi hanno votato possono dirsi democraticamente rappresentate. L’assemblea legislativa umbra da oggi è ancora più legittimata a lavorare». «Un grande benvenuto in consiglio a Carla – dice invece il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli – e un saluto affettuoso a Giuseppe del quale in questi mesi ho apprezzato la passione, la lealtà e la correttezza».
IL RICORSO CONTRO L’UMBRICELLUM
Radicali «La sentenza – commenta Michele Guaitini, portavoce Comitato per la Democrazia in Umbria che ha presentato ricorso contro l’Umbricellum – rappresenta l’ennesimo frutto avvelenato della legge elettorale umbra. Una legge che consente al Pd di ottenere ben 12 su 21 (il 57,14 per cento) a fronte del 35,76 per cento dei voti ottenuti nell’urna. L’umbricellum ha manifestato così tutti quegli effetti antidemocratici che abbiamo denunciato sin dalla sua presentazione in aula, una legge costruita su misura dal partito egemone in Regione per conservare, anzi incrementare, il suo potere pur in presenza di una sensibile erosione del suo consenso rispetto alla consultazione del 2010. Un vero e proprio delitto perfetto compiuto contro i più semplici principi democratici, contro i pareri di illustri giuristi e contro il buon senso.
