Il centrosinistra si spacca sull'elezione del consigliere di parità (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Nel segreto dell’urna va in scena la frattura del centrosinistra, in questo caso sul nome del consigliere di parità, la figura istituzionale che vigila sulla pari opportunità tra uomo e donna. A finire infilzata dai veti contrapposti interni alla maggioranza è Monica Raichini, bocciata con otto voti contro i dieci ottenuti dall’avvocatessa perugina Elena Tiraccorrendo. La Raichini è l’attuale consigliere supplente, a suo tempo indicata da Maria Prodi, mentre a norma di Manuale Cencelli la Tiracorrendo, dipendente Inps dal 1990, sindacalista Cisal e da anni impegnata nel mondo  femminile e del lavoro, avrebbe dovuto prendere il posto di supplente della Raichini in quota centrodestra. E invece, il patatrac.

L’accordo Nella riunione dei capigruppo di lunedì l’accordo tra i partiti di maggioranza stabilisce che l’indicazione del nome, scelto tra una rosa ristretta, spetta al Pd. In apertura dei lavori il capogruppo democratico Renato Locchi dà il nome sul quale convergere, che è quello di Cristina Falchetti Ballerani, a quanto trapelato gradita al Pd di Terni. Un nome che però, secondo alcuni, pare non convincere affatto la presidente Catiuscia Marini, che avrebbe preferito la Raichini: una soluzione che garantirebbe esperienza e continuità.

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Il patatrac L’opinione della presidente rimette in discussione tutto ma alla fine il Pd ritorna sui suoi passi: si deve votare compattamente la Ballerani. E invece, nel segreto dell’urna, si spacca la maggioranza: otto voti li racimola la Raichini, nove la Ballerani (eletta così supplente) mentre l’opposizione, compatta, fa il suo dovere e con dieci voti elegge la Tiracorrendo. «Anche questa mattina – commenta gongolando il consigliere regionale Pdl Raffaele Nevi – abbiamo visto un centrosinistra che non sta più in piedi e che ad ogni occasione mostra che non può governare questa Regione in un momento così delicato. Molti osservatori hanno subito commentato che se la sinistra si spacca su questo figuriamoci sulle riforme».

Saltano i garanti In apertura di Consiglio poi il centrosinistra rinvia anche una pratica che il mondo delle carceri umbre, ridotte in uno stato che va ben al di là della tollerabilità, attende da anni. A nome della maggioranza infatti Massimo Buconi ha spiegato che occorre rinviare la nomina del Garante dei detenuti. Il motivo sta nella «necessità di riflettere ulteriormente sulla opportunità di dotarsi di queste pur importantissime figure, anche a fronte del rapido cambiamento della società». Stesse motivazioni stanno alla base del rinvio della nomina del Garante per l’infanzia.

Le motivazioni In realtà dietro al rinvio sul Garante dei detenuti la motivazione sarebbe poco filosofica e ben più spiccia: nei prossimi giorni infatti il centrosinistra valuterà se espungere o no dalla legge che disciplina la nomina la necessità della maggioranza qualificata di due terzi che, di fatto, garantisce all’opposizione un diritto di veto. «Serve – dicono in maggioranza – ridare autonomia al centrosinistra». Intanto i detenuti nelle carceri aspettano.

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