di Fabio Toni
L’associazione si chiama «Terni domani», anche se il nome più corretto sarebbe stato «Umbria domani». Al cuore del progetto, nato da tutta una serie di volti noti della politica e della vita cittadina e presentato sabato, c’è infatti un’idea precisa di Umbria. Da promuovere e attuare il prima possibile: «Le riforme non hanno più i tratti bradipici di un tempo e il Paese cambia sotto gli occhi dei cittadini». L’approccio è di chi vuole promuovere idee e confronti liberi, senza sostituirsi ai partiti né tantomeno alle istituzioni. È però forte la voglia di coinvolgere l’intera città attorno a un punto di vista ben preciso. Si parte dal rischio concreto che si vada verso un’Umbria monocentrica. «A quel punto Terni potrebbe perdere, a cascata, tutta una serie di punti di riferimento amministrativi: Provincia, prefettura, Inps, agenzia delle entrate, catasto e così via. Con conseguenze nefaste per l’economia e per l’unità stessa della regione», ha spiegato uno dei promotori dell’associazione, l’ex presidente della provincia di Terni Andrea Cavicchioli.
La proposta Il confronto è aperto su tutta una serie di temi. L’idea di Umbria che verrà, tuttavia, sembra già molto chiara e fa riferimento ad un concetto ormai quasi «storico» come quello del riequilibrio territoriale. «Alla luce delle riforme nazionali, l’unico modo per tenere in piedi l’Umbria è la creazione di due macroaree, nord e sud della regione, ciascuna di 350/400 mila abitanti». Un modello di sviluppo aperto alla Toscana, alle Marche e – per l’area di Terni – al bacino di Roma e del Lazio. «Nessuna difesa campanilistica – assicura Cavicchioli – ma l’unica strada per tenere in vita la regione, così come la conosciamo».
Le critiche Le critiche al mondo politico locale sono abbastanza velate. Nessuno parla di «politica subalterna» (anche perché nell’associazione ci sono esponenti tuttora attivi e presenti nelle istituzioni). Emerge però la sensazione di un vuoto, una disattenzione e forse uno scarso impegno sul tema ritenuto centrale: il futuro di Terni in una regione che – per gli esponenti di «Terni domani» – è in bilico fra monocentrismo e possibilità di dare ancora spazi e ruoli ai territori. Va letto in questo senso l’intervento di Giorgio Tazza, dirigente medico ospedaliero, che ha parlato del rischio trasferimento dell’Asl a Foligno e di un generale degrado dell’ospedale di Terni «frutto di scelte che hanno privilegiato altre strutture sul territorio regionale. Non si può parlare di riforma sanitaria se non si conosce ancora l’assetto futuro dell’Umbria sul piano istituzionale».
Chi c’era Alla presentazione dell’associazione sono intervenuti anche politici e amministratori di lungo corso come Alberto Pileri, Giuseppe Mascio e Fabio Paparelli. Nomi che collocano «Terni domani» in un’area di «centrosinistra riformista, aperto al dialogo con tutte le realtà economiche e sociali del territorio». Resta il dubbio se il «moloch» Democratico guardi l’iniziativa con favore o meno. La seconda ipotesi, circostanze a parte, sembra più accreditata. Il comitato promotore, oltre che dai nomi citati, è composto da Stefano Bufi, Francesco Catasti, Mario Cappalonga, Mario Frondini, Giorgio Finocchio, Francesco Freguglia, Silvano Marchesani, Andrea Massari, Andrea Maurelli, Valter Patalocco, Giorgio Peppucci, Vittorio Piacenti D’Ubaldi, Maria Grazia Proietti, Valfrido Quondamcarlo, Mariano Quartini, Andrea Ramazzotti, Andrea Ricci, Maurizio Torchio, Gilberto Vincenzoni, Sabrina Vaccarini. Spicca la commistione l’ambito laico e quello cattolico, oltre ad una certa presenza della sanità locale. «Al di là dei mondi di partenza, vogliamo far tornare a ragionare – e, perché no, a lottare – una città troppo spesso pigra e indolente».


MASCIO COMUNISTA ????
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