
di Daniele Bovi
Prosegue con Simone Cumbo, candidato di SeL a sindaco di Città di Castello, la serie di interviste di Umbria24.it a tutti i candidati sindaci dei nove comuni umbri al voto. Sei domande, standard per tutti, per consentire ai cittadini-elettori, e lettori, di formarsi un’opinione su alcuni temi decisivi per la vita delle comunità. Cumbo il 15 e 16 maggio dovrà vedersela con Luciano Bacchetta (Pd, Fds e Ps), Cesare Sassolini (Pdl e Lega Nord), Paola Pillitu (Idv) e Francesco Polidori (Fdu). In fondo alla pagina i link alle altre interviste.
Quali sono a suo avviso i tre problemi principali della sua città e, concretamente, come intende risolverli?
«Un modello di sviluppo sostenibile, equo ed inclusivo, capace di realizzare una buona qualità sociale, ambientale e produttiva. Un nuovo patto fra impresa e lavoro, per affrontare insieme la crisi. E’ necessario sviluppare un’economia che parte anche dalla valorizzazione delle risorse locali, come è necessario diversificare e modernizzare il sistema produttivo che abbiamo conosciuto negli ultimi 50 anni. Agricolo, meccanico, tipografico e artigianato in genere, sono tutti settori che hanno bisogno di essere sostenuti attraverso la ricerca di nuovi sbocchi di mercato, anche a livello internazionale. Oggi più che mai è necessario dotarsi di un centro di alta formazione, che fondi la sua attività nella collaborazione di enti pubblici e sistema produttivo. Affidarsi al settore della green economy che potrebbe essere un autentico volano di sviluppo per la nostra economia: impianti fotovoltaici, pannelli solari, un piano locale che renda la nostra città autonoma dal punto di vista energetico. Un recupero della vocazione di “territorio cerniera” che Città di Castello possiede come sua naturale attitudine. E la definisca “città di frontiera”, non di “confine”, perché il significato dei due termini è, praticamente, opposto. La puntualizzazione della scelta vuol dire incentivare la vocazione altotiberina e tifernate verso Arezzo, Cesena, Pesaro-Urbino, la messa in sicurezza della E/45 e lo sviluppo della rete ferroviaria cioè una viabilità su rotaia che interessa la Milano – Firenze – Arezzo – Roma, ed in tempi ravvicinati, la Piattaforma Logistica, che va pensata in cooperazione con il Centro intermodale di Arezzo, e non come terminale nord delle altre Piattaforme Logistiche regionali».
Ritiene che il suo territorio avrà da guadagnare o da perdere con l’entrata a regime del federalismo fiscale?
«In generale in tempi di crisi economica come quella che stiamo attraversando il federalismo, che poteva essere usato come uno strumento per far crescere le autonomie locali, purtroppo si traduce in un colpo di grazia per i ceti popolari e le aree meno produttive del paese. Ci sarà un dislivello tra regioni più produttive come la Lombardia e quelle meno produttive, come l’Umbria. In tempi nei quali si rende necessaria una redistribuzione della ricchezza scaricando tutta la responsabilità a livello locale, non è giusto che il peso venga sopportato sempre dalle fasce più deboli del paese. Non può comunque sfuggirci che (come ben avverte una autentica autorità in campo politologico come Giovanni Sartori) uno stato o nasce già federale o il federalismo rischia di essere solo una tappa nel processo di divisione».
Introdurrebbe nel suo Comune un registro dei testamenti biologici? Perché?
«Sì. I registri comunali sul biotestamento raccolgono le volontà autografe da parte di una persona e come tali sono attestazioni che hanno un valore morale oggettivo, a maggior ragione in mancanza di una legge in materia. Sulla salute di un individuo non possono essere ministri o sottosegretari di un governo dai giorni contati a decidere, ma il soggetto stesso. Del resto l’istituzione di un registro comunale per la raccolta e la conservazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario è al momento l’unico strumento a disposizione dei cittadini per testimoniare una scelta della persona e per tutelare il diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria sancito in primo luogo dalla nostra Carta Costituzionale».
Se eletto, quali saranno i provvedimenti adottati nei primi cento giorni di governo?
«Un immediato confronto con le parti sociali per discutere e fronteggiare il problema della crisi industriale e del lavoro. Una rivisitazione del Piano Regolatore comunale per far sì che sia al servizio della città e dei cittadini. Un attenta verifica delle risorse comunali per eliminare sprechi e garantire la massima trasparenza nella gestione della macchina amministrativa».
I tagli agli enti locali impongono agli amministratori della cosa pubblica una maggior oculatezza nelle scelte. Su quali capitoli di bilancio interverrà per recuperare risorse?
«Pur in presenza di leggi regionali si continua a mantenere inutili consigli di amministrazione nelle società partecipate. Occorre nominare un unico amministratore che risponda alla giunta e al Consiglio comunale (al quale vanno presentati i bilanci annuali) sulla gestione delle società in essere. Si otterrebbe un immediato risparmio economico, una immediata riduzione delle clientele, e una maggiore trasparenza. Inoltre un’oculata gestione amministrativa permetterebbe di risparmiare denaro pubblico. Le priorità devono essere le famiglie con disabili, con bambini, con anziani non autosufficienti, con lavoratori colpiti dalla crisi a cui garantire l’accesso ai servizi migliorando la correlazione tra rette/tariffe e reddito familiare effettivamente percepito».
Chiuderebbe il centro storico della sua città al traffico? Se già lo è pensa di lasciare le cose così come sono o di intervenire per apportare dei miglioramenti?
«Pedonalizzazione del centro storico. Sperimentare nei suoi quartieri storici una nuova politica sociale della casa, che veda protagonista diretto l’ente locale, capace di orientare le giovani coppie, ma non solo, a scegliere il centro storico per viverci. Il Contratto di Quartiere dovrà essere una straordinaria occasione per avvicinare ancora di più la comunità tifernate con la parte più affascinate del centro storico e per estenderne il valore estetico con un progetto (ex Fat) che non punti alla massimizzazione del profitto privato, ma ad una qualità assoluta, che si coordini con i beni culturali lì insistenti».
CARLO CIANETTI, CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA AD ASSISI
CESARE SASSOLINI, CANDIDATO DEL CENTRODESTRA A CITTA’ DI CASTELLO
