Eros Brega (foto F.Troccoli)
Eros Brega (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Il centrosinistra aspetta, il centrodestra chiede chiarimenti. Per il consiglio regionale dell’Umbria, con ancora negli occhi lo choc dell’arresto di Orfeo Goracci e di pm e carabinieri nel Palazzo, la richiesta di rinvio a giudizio per Eros Brega, accusato di concussione, peculato, falso ideologico e calunnia, è un altro problema da affrontare mentre all’orizzonte, tra un mese o poco più, si potrebbe affrontare un’altra votazione per eleggere un nuovo presidente dell’aula.

Centrodestra all’attacco Per martedì mattina è in programma un consiglio regionale nel corso del quale il centrodestra vorrebbe da Brega dei chiarimenti: in una nota firmata da Fiammetta Modena, portavoce dell’opposizione e dai capigruppo di Pdl (Raffaele Nevi) e Lega Nord (Gianluca Cirignoni) i tre spiegano di essere «venuti a conoscenza, tramite un giornale online (Umbria24, ndr), che il presidente del Consiglio regionale avrebbe ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio due giorni prima della sua ri-elezione, avvenuta il 14 novembre. Possibile che nessuno sapesse? Che nessuno sia stato informato dell’evoluzione della situazione giudiziaria di Brega?».

LA DIFESA DI BREGA: ASSOLUTAMENTE ESTRANEO ALLE ACCUSE

Brega domani chiarisca «Chiediamo fin d’ora il rispetto delle istituzioni e degli impegni assunti dal centro sinistra quando venne fatto il dibattito sulla questione morale – prosegue la nota – a seguito delle dimissioni dei membri della minoranza dall’Ufficio di presidenza. Chiediamo sopratutto che il presidente Brega chiarisca in Aula la sua posizione sin dalla giornata di domani». «Dopo gli impegni assunti dal gruppo del Pd in aula – dicono ancora Nevi, Modena e Cirignoni – e dopo le prese di posizione della presidente Marini, l’occultamento di questa notizia travalica il confine dell’infantilismo più genuino. In un Paese scosso dagli scandali che coinvolgono esponenti politici – aggiungono Modena, Nevi e Cirignoni -, non è tempo di due pesi e due misure. Non è possibile che quando un esponente del centro destra è coinvolto venga crocefisso mediaticamente e quando invece tocca ad uno di centro sinistra le notizie vadano ricercate nei tagli bassi dei giornali o in internet».

La linea Maginot Sull’altro fronte invece, ascoltando quanto arriva dal Palazzo, sembra reggere la linea Maginot del centrosinistra. Linea Maginot rappresentata dall’udienza preliminare del 14 gennaio. Pd e alleati per capire il da farsi aspetteranno (almeno) un altro mese: se Brega non venisse rinviato a giudizio tutto proseguirebbe come prima, mentre in caso di accoglimento della richiesta del pm Elisabetta Massini la strada verso le dimissioni sembra segnata. Il problema però è che con tutta probabilità il 14 non si concretizzerà nulla perché per prendere una decisione potrebbero servire, in base a molti fattori, più udienze. Fare stime sui tempi è difficilissimo ma di certo non basterà attendere la metà di gennaio mentre, come ha spiegato lunedì il ministro Cancellieri, si voterà per le politiche il 17 o il 24 febbraio.

Il documento politico La strada che potrebbe portare alle dimissioni di Brega è stata tracciata dallo stesso centrosinistra non ora ma nei mesi scorsi. Per la precisione in aprile, in quelle settimane dove infuriava la polemica intorno alla «questione morale» scoppiata dopo l’arresto di Goracci e il terremoto eugubino. In uno dei tanti summit del centrosinistra andati in scena in quei giorni i segretari dei partiti hanno stilato un documento politico in sei punti che affronta anche questo argomento e, al punto sei, sembra non lasciare spazio ad alcuna interpretazione: «Riguardo alle vicende giudiziarie in corso – è scritto nel documento -, si ribadisce che l’istituto dell’avviso di garanzia non può trasformarsi da garanzia dell’indagato ad una preventiva forma di condanna. Pertanto, fermo restando le autonome decisioni dei singoli e dei partiti di appartenenza, si ritiene che solamente nel caso di rinvio a giudizio per gravi ipotesi di reato nei confronti della pubblica amministrazione, sia opportuno che vengano rassegnate le dimissioni dall’incarico istituzionale eventualmente ricoperto».

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