Corte costituzionale
La legge è stata impugnata di fronte alla Suprema Corte

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Cinque anni sono troppi. I requisiti fissati dalla Regione per ottenere, da parte delle famiglie più povere, i contributi previsti nella nuova legge sull’assegnazione delle case popolari, discriminano i cittadini dell’Unione europea. E’ quanto sostiene il governo che nel consiglio dei ministri di giovedì ha deciso di impugnare la legge, approvata il 12 settembre scorso dal consiglio regionale umbro, che ha come finalità quella di «promuovere le politiche abitative regionali e il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario» delle famiglie povere e non solo. Legge che modifica quella del novembre 2003 e che secondo il governo presenta profili d’illegittimità costituzionale ponendosi in contrasto con alcune norme comunitarie e statali.

L’IMPUGNATIVA DEL GOVERNO 

L’impugnativa Il centro della questione sta negli articoli 24 e 34, giudicati illegittimi, con i quali si individuano come requisiti generali per ottenere i contributi (di cui possono beneficiare cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari) «la residenza o l’attività lavorativa nella regione per un periodo di cinque anni». Un periodo di tempo giudicato troppo «prolungato» e che «costituisce una misura restrittiva della libertà di circolazione e di soggiorno garantite ai cittadini dell’Unione europea». Secondo il governo cinque anni eccedono anche «quanto necessario al raggiungimento del legittimo obiettivo di preservare l’equilibrio finanziario del sistema locale di assistenza sociale». In sintesi la nuova legge viola i principi di libertà di circolazione e di stabilimento previsti dal Trattato di Lisbona.

Violata la Costituzione In più la legge della giunta regionale va a cozzare con il Testo unico sull’immigrazione. Testo in cui si spiega chiaramente che gli extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno di almeno due anni possono concorrere all’assegnazione delle case popolari. Se gli extracomunitari, si chiede il governo, possono sperare di entrare in una casa popolare dopo due anni perché i cittadini dell’Ue secondo la legge umbra ne dovrebbero aspettare cinque? Da qui la «disparità di trattamento» che il governo Monti ha messo nel mirino insieme ad un altro requisito alternativo, ovvero «la residenza all’estero per i cittadini italiani che manifestano la volontà di rientrare in Italia entro un anno dalla domanda». Anche in questo si tratta di un provvedimento «discriminatorio» perché pone questi soggetti in condizioni di evidente vantaggio. Tutte motivazioni che portano il governo a dire che la legge umbra viola, oltre a tutta una serie di leggi statali e comunitarie, l’articolo 3 della Costituzione (perché si introducono elementi di distinzione arbitraria) e il 117 che impone al legislatore regionale il rispetto dell’ordinamento comunitario.

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