di D.B.
«È giusto cancellare gli articoli discriminatori per aiutare chi ha più bisogno». Con queste parole, l’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli spiega la necessità di intervenire con urgenza sulla legge regionale che regola l’accesso alle case popolari. Alla base della richiesta di modifica c’è il caso delle ultime graduatorie pubblicate dal Comune di Terni, dove molte famiglie in gravi difficoltà sono state escluse per criteri ritenuti ingiusti e non aderenti alla realtà.
Ingiustizie Nel mirino, in particolare, l’articolo 29 della legge approvata dalla precedente giunta Tesei, che imponeva il requisito dell’incensuratezza totale per tutti i membri del nucleo familiare. Un criterio che, secondo Barcaioli, «porta a escludere persone senza nessuna colpa, come i minori o persone con disabilità anche gravi, dall’assegnazione di un alloggio a causa di reati anche lievi o commessi anche in epoche remote e già scontati da qualcuno presente nello stato di famiglia». L’assessore fa riferimento anche al caso emblematico di una famiglia con più componenti disabili, esclusa non per mancanza di bisogno, ma per una regola che penalizza indiscriminatamente l’intero nucleo.
Rimpalli Barcaioli denuncia il paradosso di una situazione in cui, nonostante la disponibilità di alloggi, le famiglie più fragili restano escluse a causa di norme che non tengono conto delle reali necessità, criticando poi il rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione: «Non è neanche possibile che i cittadini debbano assistere allo scaricabarile tra istituzioni pubbliche dove gli assessori comunali alla casa si giustificano scaricando la colpa sulla legge regionale». L’assessore ricorda inoltre che già in passato aveva proposto le modifiche ora in discussione, ricevendo però un voto contrario da parte di alcuni membri del Cal, il Consiglio delle autonomie locali.
CASE POPOLARI, SERVONO ALMENO 38 MILIONI DI EURO
Le modifiche La nuova proposta di modifica è già stata presentata mesi fa dalla giunta di Stefania Proietti e il percorso verso l’approvazione in Assemblea legislativa è già partito. L’obiettivo dichiarato è quello di «chiudere questo brutto capitolo» e avviare quanto prima bandi «più giusti e più veloci», in grado di rispondere alle vere urgenze delle famiglie umbre. Nel merito, la riforma della legge regionale sull’edilizia residenziale sociale (la numero 23 del 2003) tocca alcuni punti chiave. Viene eliminato il requisito di cinque anni di residenza continuativa in Umbria, sostituito da una soglia più accessibile: almeno dodici mesi complessivi, di cui sei nello stesso Comune. Una modifica che recepisce una sentenza della Corte costituzionale e punta a evitare esclusioni ingiustificate.
Le novità Cambia anche la regola sulle proprietà immobiliari all’estero: il possesso di beni immobili fuori dall’Italia – spesso difficilissimo da verificare per i Comuni che gestiscono i bandi – non sarà più motivo automatico di esclusione. Si valuteranno invece il valore e l’effettiva disponibilità dell’immobile, per garantire una valutazione più equa della situazione economica del richiedente. Sul fronte più critico, quello dell’incensuratezza, la nuova norma limita il requisito al solo richiedente diretto, superando l’estensione a tutto il nucleo familiare. Inoltre, non saranno più motivo di esclusione i reati di lieve entità, in linea con il principio della responsabilità individuale. Secondo Barcaioli, queste modifiche renderanno finalmente possibile l’apertura dei bandi per le emergenze abitative, permettendo a molte famiglie oggi escluse di trovare una soluzione.
