Walter Verini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Il quinto seggio alla Camera in Umbria va a Walter Verini. La Cassazione risolve così la questione dopo la contestazione di Massimo Donadi, ex Idv e ora cofondatore del Centro democratico insieme a Bruno Tabacci.

La rivendicazione Secondo Donadi, che ha parlato martedì mattina nel corso di una conferenza stampa, il software del ministero degli Interni avrebbe fatto cilecca nella ripartizione dei seggi. E così nell’assai complesso calcolo dei resti (in pratica la quantità di voti raccolti da una forza politica non sufficienti a eleggere un deputato), lo scranno sarebbe stato attribuito per errore proprio a Verini invece che a Donadi. «Ho parlato con il ministro degli Interni Cancellieri – ha detto l’ex dipietrista – che mi ha manifestato la sua massima volontà di collaborazione. Se l’errore fosse confermato lo renderà immediatamente pubblico». L’esposto è stato redatto sulla base dei conteggi effettuati dall’avvocato Gianluigi Pellegrino e dal professor Paolo Feltrin, anche se in precedenza la questione era stata trattata sul blog di Michele Guaitini, esponente dell’associazione radicaliperugia.org

Ballano in dieci La diatriba non coinvolge in realtà solo Donadi e Verini ma altre otto persone: cinque infatti quelli che, secondo l’esponente di Centro democratico, dovrebbero uscire dalla Camera per far posto ovviamente ad altri cinque. Il Pdl dovrebbe perdere un seggio in Puglia (Roberto Marti) ed uno in Sardegna (Paolo Vella), mentre ne guadagnerebbe uno in Molise con Sabrina De Camillis ed uno in Friuli grazie all’ingresso dell’ex campionessa di sci di fondo Emanuela Di Centa. Il seggio perso dal Pd in Umbria invece verrebbe compensato da quello guadagnato in Sardegna con Gavino Manca. Il quinto e ultimo caso tocca invece il Trentino dove Sinistra e libertà perderebbe il seggio assegnato a Florian Kronbichler a favore di Arcangelo Sannicandro (Puglia). «L’errore – sostiene ancora Donadi – è talmente palese che non ci vedo nessuna intenzionalità».

Verini: non sarebbe una tragedia Quel che è certo è che per capire a chi verrà assegnato il quinto seggio umbro non bisognerà attendere molto. Secondo quanto noto al momento infatti l’ufficio elettorale centrale della Corte di cassazione gli eletti dovrebbero essere proclamati mercoledì pomeriggio o giovedì mattina. «Spero che ciò non accada – spiega in una nota Walter Verini riferendosi all’ipotesi di una sua possibile non elezione – e mi auguro che il lavoro in corso degli uffici preposti confermi il responso elettorale e le attribuzioni usciti dal ministero dell’Interno. Lo spero per ragioni politiche, per poter proseguire – pure in una fase così delicata e incerta – un mandato e continuare un impegno personale che credo di avere svolto con serietà, anche per tutto il nostro territorio regionale. Se malauguratamente non fosse così, sarebbe un peccato, ma non una tragedia».

Seggio a Verini Poi nella giornata di martedì l’ufficio elettorale centrale della Cassazione ha trasmesso le liste degli eletti alle Corti d’Appello che procederanno con la proclamazione degli eletti e, secondo quanto trapela da Perugia, la lista in via di proclamazione conterrebbe il nome di Verini. In caso per Donadi rimarrebbe la possibilità del ricorso alla Giunta per le elezioni della Camera, che si potrebbe esprimere però in tempi biblici.

Attribuzione complessa Con questa legge elettorale l’attribuzione dei seggi alla Camera (al Senato le operazioni sono assai più semplici) è, come detto, molto complessa. Per assegnare i seggi tra le 26 circorscrizioni si opera così: in un primo momento si fa il riparto tra le coalizioni o le singole liste ammesse, ovvero quelle che hanno superato lo sbarramento. Poi i seggi vengono assegnati ma, nel calcolo, può accadere che il numero complessivo per ogni lista non corrisponda a quanti effettivamente gliene spettano. E così dopo il primo riparto la coalizione Pd-Sel aveva 335 seggi invece dei 340 previsti dalla legge, il Pdl e gli alleati tre in più (127 invece che 124), il M5s due in più (110 invece che 108) mentre il numero di quelli della lista Monti (45) era corretto. Tre seggi quindi andavano «spostati» da Berlusconi a Bersani e due da Grillo al leader pd e questo lo si può fare grazie ai resti. I seggi in più vengono tolti così a chi li ha in eccesso partendo (in ordine decrescente) da dove sono stati assegnati coi resti più bassi e guardando (in questo caso alla coalizione di centrosinistra) a chi ne ha di non utilizzati. Ed è qui, nel controllo dei resti nelle varie regioni, che sarebbero stati commessi gli errori.

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