di Daniele Bovi
L’Europa che vuole sconfiggere il populismo e presentarsi in modo diverso di fronte agli occhi dei cittadini dovrebbe un po’ ispirarsi alla Ferrari e alla sua storia. Ha citato infatti «non un europeista ma un grande imprenditore italiano come Enzo Ferrari» la presidente della Regione Catiuscia Marini, intervenuta martedì pomeriggio a Bruxelles, a nome del gruppo Pse, durante la seduta del Comitato delle Regioni. Una riunione con al centro lo snodo decisivo del futuro dell’Ue. «Non sono mai stato un progettista – ha detto Marini citando Ferrari – ma un agitatore di uomini e di talenti. Ho voluto citare lui perché i suoi lavoratori si sentono parte di un progetto; ecco, i cittadini europei dovrebbero tornare a sentirsi parte di un progetto, come è stato nei momenti migliori della storia dell’Ue. Accolgo il suo invito a essere visionari e concreti ma non guardateci come semplici stakeholder – ha detto poi la presidente a Danuta Maria Hubner, presidente del Comitato affari costituzionali del parlamento europeo, presente alla seduta – ma come a un anello di congiunzione prezioso, capace di restituire fiducia ai cittadini».
Hubner Ad aprire la seduta era stata proprio Hubner secondo la quale «dobbiamo essere brutalmente onesti. L’Europa – ha detto – non ha risolto tutti i problemi ma la casa non brucia più. Anche Eurobarometro dice che le istituzioni europee godono ancora di vasta fiducia, più dei governi o parlamenti nazionali, quindi non bisogna avere il complesso di quelli che vengono sempre respinti, anche se abbiamo commesso molti errori pur non dimenticando mai i cittadini». Regioni e città possono essere parte della cura per l’Europa un po’ malata, impossibile da costruire «senza il coinvolgimento di questi enti». Secondo Hubner servono soluzioni a lungo termine, combattere mancanza di coesione, le divisioni e la scarsa solidarietà. «Il ruolo di città e regioni – ha detto – è decisivo per convincere la gente ad abbandonare il populismo e a portarla dalla parte dell’integrazione europea, sfide che nessun paese da solo può affrontare. Migliorare l’Europa è l’unica scelta, se falliremo la prossima generazione non ci perdonerà mai».
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Il dibattito Rivolgendosi al Comitato e ai suoi rappresentanti la presidente del comitato li ha infine invitati «a parlare alle persone perché siete le istituzioni più vicine a loro. Bisogna contrastare ciò che fanno i populisti in Europa e riconquistare il terreno perso strappando la gente dalle mani dei populisti». Programma certamente ambizioso che parte però da una constatazione, quella fatta in apertura di seduta da Markku Markkula, presidente del Comitato che a proposito del Brexit ha detto che «i problemi sollevati dai cittadini sono sentiti da molti, e anche da noi; non chiudiamo gli occhi altrimenti il populismo, contro il quale dobbiamo combattere, crescerà». Quindi città ed enti locali «vanno ascoltati e con essi «dobbiamo comunicare in modo franco, umano, senza peli sulla lingua. Ascoltiamo di più le preoccupazioni dei cittadini e questo dialogo dovete iniziarlo voi. Insieme alla gente ricostruiamo la fiducia nell’Europa».
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Localismo La crisi di fiducia non riguarda però solo i cittadini ma anche le istituzioni, «e in particolare i comuni – ha detto nel corso del dibattito Michael Schneider, Ppe – che soffrono i problemi dovuti a globalizzazione e standardizzazione. All’UE serve una nuova immagine e i cittadini devono sentire che essa difende la loro pluralità, non limitandone la libertà». Sulla necessità di una maggiore integrazione dei cittadini stranieri nell’Ue si è invece concentrato Somers (del gruppo dei liberali dell’Alde), mentre Maupertius dell’Alleanza europea ha tracciato quello che è il sentiero, strettissimo, lungo il quale il sogno dei padri fondatori cammina: «I cittadini – ha detto – hanno un’insoddisfazione crescente ma il loro cuore non lo conquisteremo solo con più integrazione visto che l’UE viene considerato il problema; ma l’integrazione è anche l’unica soluzione e a guidarla dovrebbe essere il principio guida della sussidiarietà».
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