L'ex presidente della Regione Bruno Bracalente

di Daniele Bovi

A oltre 24 ore dalla chiusura delle urne un primo dato che emerge è la conferma di un trend che va avanti da qualche tempo e che vede un’erosione costante del mito dell’Umbria rossa. «Confrontando elezioni omogenee – dice Bruno Bracalente, ex presidente della Regione, ordinario di Statistica economica a Perugia e autorevole osservatore delle cose politiche – si nota come l’Umbria sia sempre meno rossa. Il distacco si assottiglia costantemente, la tendenza è chiarissima».

Persi 5-6mila voti Al centrosinistra, secondo Bracalente, mancano diverse migliaia di voti rispetto alle precedenti tornate: «Aggregando tutte le liste – continua Bracalente nella videointervista – anche se mi rendo conto che non è cosa semplice, si nota un altro spostamento di voti a vantaggio del centrodestra e una minore partecipazione. Il centrosinistra direi che ha perso tra i cinque e i seimila voti mentre il centrodestra ne ha guadagnati due o tremila».

LA VIDEOINTERVISTA A BRUNO BRACALENTE

Bene Città di Castello A Città di Castello invece, il centrosinistra vince bene e conferma la sua forza: «Era la città più importante dal punto di vista demografico – spiega sempre Bracalente – e qui il Pd cresce». Ad andare avanti però è una «dinamica – dice l’ex presidente – che vede il costante passaggio di piccoli Comuni dal centrosinistra al centrodestra. A Nocera c’è stato un risultato particolarmente negativo, mentre a Trevi e Bevagna c’è stato un sostanziale pareggio». Le cause? Tutte imputabili al centrosinistra: «I conflitti – dice Bracalente – ci fanno perdere consensi e questi ultimi casi sono figli di divisioni, di ex assessori fuoriusciti, di ex sindaci che tornano alla ribalta. Tutte cose che vediamo da un po’ di tempo a questa parte». Tutte cose imputabili a quello che il professore chiama «un certo degrado della politica: qui siamo ovviamente lontanissimi dal degrado di certe realtà ma forme di protesta e di allontanamento si notano».

Scacco matto lontano Da qui a pensare ad uno scacco matto del centrodestra però ce ne corre: «Il centrodestra – dice Bracalente – parte in alcuni casi da consensi modesti e migliorare non è difficile. E a Castello ad esempio mi pare che neanche migliorino, mentre una litigiosità che fa pensare anche a crisi di giunta attanaglia due governo di destra come quelli di Orvieto e Gualdo Tadino».

Ringraziamo due o tre famiglie Un altro dirigente democratico invece per spiegare il risultato di domenica e lunedì usa l’ironia. «L’equilibrio del centrosinistra umbro si regge sul voto di due o tre famiglie». «No dico – prosegue la vecchia e navigata volpe democratica -, tu immagina che cosa sarebbe successo se a Trevi e Bevagna non avessimo vinto». Città dove la differenza complessiva col centrodestra ammonta ad un totale di 70 voti. Sperandio vince con 14 voti di scarto, Polticchia con 56: «In pratica – dice sempre il vecchio dirigente con un filo d’ironia – dobbiamo ringraziare due o tre famiglie». Appena 70 voti in meno e la resa dei conti, l’ennesima, sarebbe partita senza pietà.

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