di Dan. Bo.
Wladimiro Boccali invita la sfidante Anna Rita Fioroni ad un match pubblico «su qualsiasi mezzo di comunicazione lei preferisca, tv, web o incontro pubblico». «Un confronto sui programmi per il futuro della città», scrive il sindaco uscente, che Fioroni non raccoglie: dall’entourage dell’ex senatrice lunedì è trapelato infatti che la strategia sarebbe quella di non tenere faccia a faccia per non alimentare lo scontro. «La città – scrive il sindaco – è interessata a risposte e prospettive realizzabili, ha voglia di ascoltare proposte concrete e non diatribe tutte interne al Pd, per questo la invito al confronto sui programmi per la città, sulle idee e sulla loro modalità di attuazione».
La risposta In serata Fioroni conferma che non parteciperà ad alcun confronto e per spiegarne le ragioni butta la palla nell’altra metà campo, sostenendo che questa scelta deriva «dalla tua pressione sul partito di Perugia che obbliga noi e tutta la coalizione a subire la convocazione delle primarie per domenica 2 marzo». «Siamo maggioranza nella città – aggiunge – e vogliamo non un semplice dibattito ma un vero confronto per ogni quartiere con i nostri concittadini». Fioroni propone quindi di spostare le primarie di sette giorni così da poter «confrontarmi nella città». «Pertanto – conclude – nessun timore a incontrare te e gli eventuali candidati della coalizione del centrosinistra».
Lo scontro Lo scontro tra i due riguarda però anche chi può ‘fregiarsi’ del titolo di candidato ‘ufficiale’ del partito. L’assemblea comunale infatti il 3 febbraio ha dato il via libera alla relazione del segretario Giacopetti, con cui si approva l’operato del sindaco e si rilancia la sua disponibilità a candidarsi. Essendo però mancato un voto esplicito attraverso il quale l’assemblea avrebbe potuto sbarrare la strada alle primarie, l’opzione gazebo è rimasta sul tavolo. Fatti che fanno dire a Boccali che è lui il candidato appoggiato dal Pd. Ed essendo scritti in una lettera inviata ai cittadini, Fioroni chiede «una smentita ufficiale ed un chiarimento». «Ricordo – dice – che anche io sono del Pd e che quasi 500 iscritti mi hanno onorato della loro firma per sostenere la mia candidatura. Sulla base di quale motivazione può dire che un Partito Democratico che ha indetto le Primarie sostiene la sua candidatura?».
La coalizione In questo quadro prosegue anche la polemica tra l’ala sinistra della coalizione e il Pd. Una sinistra che mal ha digerito la scelta del Pd, fatta a gennaio attraverso un regolamento per gestire le primarie in tutta la provincia e votato dal partito, di tenere le consultazioni il 2. Il Prc e il Pdci le chiamano «una farsa» e invitano tutta la sinistra a tenere domenica un’assemblea cittadina «per parlare di progetti e non di nomi». Una sinistra che, benché con divisioni all’interno degli stessi partiti, avrebbe voluto più tempo per trovare un candidato e chiudere innanzitutto un accordo programmatico. «Crediamo sia passato il tempo degli alleati-vassalli – scrive Cesare Megha del Pdci -, ed è giusto che di questo, il partito di Renzi e dei suoi luogotenenti locali ne prenda coscienza. Abbiamo scoperto che al Pd poco importa dei programmi e dei problemi della città e di come affrontarli, ma ha fretta di risolvere le sue beghe interne, o Boccali o Fioroni usando giochetti e tatticismi inaccettabili».
Idv A prendere posizione è anche l’Idv che, con il consigliere provinciale Franco Granocchia, ricostruisce i fatti degli ultimi giorni e spiega che la data proposta dal partito era quella del 23 marzo, «al fine di consentire – scrive – lo svolgimento di vere e proprie primarie dando la possibilità anche ad altri candidati che avrebbero potuto o voluto competere». Il Pd però ha tirato dritto per la sua strada e lunedì, nel corso dell’ennesima riunione, «a tale “imposizione”, Idv, Prc, Comunisti italiani e Sel, hanno opposto un fermo “no”». Fatti di fronte ai quali Granocchia afferma che «la coalizione non esiste più».
