La protesta di questa mattina (foto F.Troccoli)
La protesta di questa mattina (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Discussione rimandata a lunedì prossimo tra i capigruppo in Consiglio regionale sulla calendarizzazione delle mozioni, presentate da mesi, con cui si chiede alla giunta regionale, tra le altre cose, di tornare alla distanza minima di 500 metri di un impianto a biogas da un’abitazione. Martedì mattina, di fronte a palazzo Cesaroni, una trentina di manifestanti dei Comitati locali per l’ambiente hanno protestato contro i ritardi della giunta nel fornire chiarimenti e risposte ad alcuni atti ispettivi presentati dai consiglieri di maggioranza. Le norme per l’installazione degli impianti che «stanno devastando il paesaggio e l’ambiente della nostra regione», sono giudicate troppo permissive. Alla fine del consiglio regionale che si è tenuto martedì così nella sala Partecipazione di palazzo Cesaroni i manifestanti sono stati ricevuti dai membri dell’Ufficio di presidenza. Il presidente Brega, insieme ai colleghi, si è dichiarato disponibile a ridiscutere, «nei limiti del possibile», le problematiche poste «per arrivare poi ad un pronunciamento dell’aula fin dalla prossima seduta utile, dove si potrà discutere una apposita mozione presentata da consiglieri di maggioranza».

FOTOGALLERY: LA PROTESTA

Rometti risponde L’assessore all’Ambiente Silvano Rometti, invece, oltre a dirsi disponibile ad ulteriori confronti, ha ricordato ai rappresentanti dei comitati che la normativa che regola lo sviluppo delle fonti rinnovabili, tra cui le biomasse, è nazionale e alle Regioni spetta soltanto l’individuazione delle aree dove non si possono costruire gli impianti. Ad ogni modo, ha spiegato Rometti, la regolamentazione dell’Umbria «è la più rigida in Italia», con i vari «paletti» messi sulle distanze dalle abitazioni, anche se i ricorsi già presentati in altre regioni sono stati tutti vinti. L’assessore regionale ha osservato infine che «la modifica delle distanze degli impianti dai centri abitati è stata fatta dalla giunta regionale in conformità con l’articolo 12 del regolamento anche su richiesta dei Comuni e a seguito della minaccia di ricorso da parte di vari soggetti del mondo agricolo, che avrebbe determinato il rischio di azzeramento delle distanze stesse nonché, in un eventuale contenzioso, anche il pagamento dei relativi danni».

Le mozioni Finito l’incontro con i comitati i capigruppo si sono chiusi in conclave dal quale è uscito solo una fumata nera. In ballo ci sono almeno due mozioni: la prima di Damiano Stufara, Prc, datata 8 ottobre 2012 con cui si chiede alla giunta il ritiro delle delibere 40 e 494 del 2012, con la quale tra le altre cose si riduce la distanza da 500 a 300 metri, e una revisione della normativa in materia più centrata sulla ecocompatibilità. La seconda è targata Pd (Galanello, Smacchi, Barberini) e depositata l’8 agosto scorso. Con questo atto si chiede la sospensione della 494 «che tanta avversione sta producendo nella popolazione dei territori destinati alla realizzazione di impianti», una normativa «più chiara e organica» e strutture più piccole. La discussione su quando discuterle in aula è però stata rimandata a lunedì prossimo, segno di un certo nervosismo all’interno della maggioranza di centrosinistra.

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