Boccali e Romizi

di Daniele Bovi

Se non è stato un vero e proprio ‘referendum’, quantomeno quello del 25 maggio e dell’otto giugno a Perugia è stato un «voto personalizzato», ovvero che molto ha ruotato intorno alla figura di Wladimiro Boccali. A spiegarlo è il professor Bruno Bracalente che insieme al direttore dell’Agenzia Umbria ricerche Claudio Carnieri mercoledì ha presentato lo studio sui flussi elettorali che riguardano le elezioni europee e quelle comunali. L’attenzione, scorrendo il dossier, cade subito sull’analisi del ballottaggio di domenica: a saltare all’occhio è il dato dell’astensione, che ha colpito in particolar modo Boccali, al quale sono mancati oltre 13.500 voti. Rispetto al primo turno, 3 elettori su 10 del Pd sono rimasti a casa (ovvero 9.200 persone), lo stesso ha fatto il 26% dell’area sinistra (Rc, Idv e così via); percentuali simili per il raggruppamento dei socialisti e della lista di centro ‘Perugia è il bene comune’.

INFOGRAFICA: IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

I numeri Proprio queste ultime due sono state tra le meno fedeli a Boccali: oltre all’astensione, di questo gruppone solo il 32% ha scelto Boccali mentre il 45% ha votato per Romizi. Cioè su 7.100 persone solo 2.300 hanno optato per il sindaco uscente e 3.200 per Romizi. Insomma, oltre a non essere state influenti per una vittoria al primo turno, al secondo secondo le stime di Bracalente e Carnieri hanno disertato. Chiaro che però a pesare è la ‘voragine’ apertasi nel Pd, forse il frutto delle persone che al primo turno hanno scelto un candidato consigliere per poi andare 15 giorni dopo al mare o in piscina. Romizi invece incassa voti da tutti: in primis dal 37% dell’elettorato del M5S, dal quale stando alle stime nessuna preferenza è invece andata a Boccali. Perfettamente riuscita poi pare l’operazione apparentamento: l’84% dei barelliani e dei sostenitori di Waguè ha messo la croce su Romizi, capace anche di incassare 2 mila voti da quelli che il 25 maggio erano rimasti a casa.

INFOGRAFICA INTERATTIVA: IL BALLOTTAGGIO ZONA PER ZONA

Flussi Una piccola quota di elettori però, mille in tutto, sono arrivati anche dal Pd. In questo quadro quindi, e viste le dimensioni del consenso raccolto da FI, non troppo ha pesato sul risultato finale il 24% di astensione degli elettori berlusconiani. «In queste elezioni – dice Carnieri si è posto il problema della mobilitazione, che non può essere fatta solo per il primo turno. Se non si vince subito una parte della coalizione può giocarsi un’altra partita». Detto del ballottaggio, l’analisi si sposta sui flussi tra europee e primo turno. Il dato più eclatante è la grande differenza di voti raccolti dal Pd, che però per il parlamento europeo aveva stretto un’alleanza con i socialisti che sul confronto pesa. Alle comunali hanno confermato il proprio voto al Pd in sette su dieci, mentre altri  (7%) hanno scelto le liste più a sinistra, il 12% socialisti e Perugia bene comune e il 9% si sono divisi tra liste civiche e liste di centrodestra come Fd’I, Progetto Perugia e Perugia domani.

Molto forti le differenze fatte in casa della sinistra radicale: il 60% di coloro che avevano scelto Tsipras infatti nello stesso giorno hanno optato per liste civiche (Barelli in primis e poi Waguè). L’astensione tra europee e comunali colpisce in particolar modo le liste di sinistra (3 mila persone) e quelle di centrodestra (5.600), mentre il Pd e gli altri rimangono sostanzialmente indenni. Un Pd dal quale il M5S, tra il 2009 e il 2014, ha drenato la metà del suo bottino (7.400 voti), con il resto che arriva dal centrodestra e non solo. Il voto disgiunto poi secondo le stime ha tolto almeno 1.600 voti a Boccali: il 6% del blocco di sinistra ha scelto Rosetti del M5S e quasi il 7% Barelli; socialisti e Perugia bene comune nell’8% dei casi hanno votato M5S mentre il 4% Romizi. «La vittoria di Andrea Romizi – conclude Carnieri – è arrivata perché qui è stata forte la sensazione che si potesse cambiare, che questa volta la partita era aperta».

Twitter @DanieleBovi

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