di M. To.
Lo studio sui sui flussi elettorali, in relazione alle elezioni europee e comunali, messo a punto dall’Agenzia Umbria ricerche, offre una chiave di lettura interessante sulla conferma di Leopoldo Di Girolamo come sindaco di Terni.
Il non voto La riduzione della partecipazione al voto ha colpito prevalentemente l’ex PdL (quasi il 30% dei propri elettori di cinque anni prima), ma non ha risparmiato nessuno dei principali partiti e schieramenti politici (dal 14% del Pd al 20% dell’Udc e della sinistra radicale). Il limitato recupero sull’astensionismo precedente è stato invece opera soprattutto di M5S e Pd, che hanno riportato a votare, rispettivamente, il 4,8% e il 3,9% dei quasi 25 mila astenuti delle comunali 2009.
Da una parte all’altra Il M5S è anche a Terni la principale novità, pagata elettoralmente soprattutto dalla sinistra radicale e dalle liste minori sia di centro sinistra che di centro destra, mentre né il Pd né l’ex PdL ne sarebbero stati penalizzati in misura rilevante, poiché secondo queste stime avrebbero ceduto al M5S soltanto il 6-7% del loro elettorato. Altra novità rilevante è l’attrazione a centro sinistra di oltre la metà degli elettori dell’Udc, in particolare ad opera delle liste civiche a sostegno del candidato sindaco Pd, e di una parte non proprio marginale di elettori del Pdl, passati direttamente al Pd (il 9% dell’elettorato Pdl del 2009, pari a 1200 voti).
Chi ci ha rimesso Il Pd peraltro si avvale di afflussi significativi di consensi anche dalla sinistra radicale (il 21% del suo elettorato del 2009, quasi 2 mila voti) e compensa quindi in buona parte, anche se non interamente, il deflusso di voti verso liste alleate (in particolare civiche), ma anche verso M5S e astensionismo. Forza Italia ne risulta invece fortemente ridimensionata, riuscendo a conservare poco più dell’11% dei consensi del Pdl del 2009. Consensi che sono andati alle altre liste di centro destra (17,4%) – che ottengono un buon risultato anche per effetto della acquisizione di un quarto dei voti dell’Udc e di un quinto delle altre liste di centro destra del 2009 – e soprattutto alle liste civiche indipendenti (27%) e al non voto (29%).
Elettori in fuga La grande proliferazione di liste civiche che ha caratterizzato queste ultime comunali a Terni ha prodotto fenomeni di voto differenziato rispetto alle Europee molto marcati. in tutti gli schieramenti politici. Il Pd ha conservato poco più del 50% del proprio elettorato ‘europeo’, avendone ceduto quasi un terzo alle altre liste (spesso civiche) a sostegno del suo candidato sindaco, ma circa il 15% (oltre 4 mila voti) a liste di altri schieramenti e candidati.
La sinistra Gli elettori ‘europei’ della sinistra radicale hanno votato solo in minima parte per le liste a sostegno del candidato sindaco del centro sinistra, sia per la partecipazione autonoma di Rc alle comunali, che ha preso più di un terzo dei voti di Altra Europa, sia e soprattutto per la preferenza mostrata da quell’elettorato per le liste e i candidati di altri schieramenti, in particolare le liste civiche, e per l’astensione dal voto comunale (scheda bianca o nulla o, ma in minima parte, per il solo candidato sindaco).
Il M5S Lo stesso M5S ha risentito in misura rilevante del voto differenziato, perdendo alle comunali più di un quarto del proprio elettorato ‘europeo’, a vantaggio delle liste di centro sinistra (in particolare del Pd), da un lato, e di Rc e liste civiche dall’altro.
Forza Italia A sua volta alle comunali Fi ha perso oltre un terzo del suo elettorato delle europee, in parte rilevante a vantaggio delle liste civiche che si sono presentate autonomamente (15%) – fenomeno che ha riguardato in misura molto rilevante anche Ncd (che ha ceduto la metà dei propri consensi europei alle liste civiche) – ma in parte consistente Fi ha ceduto voti anche al Pd (10% e circa mille voti). In definitiva, indenne dal voto disgiunto è risultato soltanto F.d’I.
Il voto disgiunto Il fenomeno è stato trasversale. Nel centro sinistra gli elettori delle liste alleate del Pd ne sono stati anche in questo caso i principali protagonisti, ma in misura piuttosto contenuta: il 5% degli elettori della sinistra radicale, che hanno scelto la candidata sindaco del M5S Trenta (più altre piccole frazioni per Crescimbeni e Todini); il 7% degli elettori delle altre liste di centro sinistra, che si sono divisi tra Trenta e i candidati di liste civiche minori. Per queste ultime liste ha optato tuttavia anche il 2% degli elettori del Pd (300 voti), i quali hanno peraltro accordato qualche consenso anche a Trenta e Crescimbeni (un centinaio di voti ciascuno). Al candidato sindaco del centro sinistra Di Girolamo sono così venuti a mancare circa 1200 voti, di cui 500 dal Pd.
Anche nel centro destra Il fenomeno ha riguardato essenzialmente le liste alleate di Fi, che nel 6% dei casi hanno scelto o la candidata del M5S Trenta (2,2%) o i candidati di liste civiche minori (3,6), per un totale di circa 300 voti. Il voto al solo candidato sindaco, che a Terni ha riguardato circa 700 elettori, è andato soprattutto a Di Girolamo (circa 300 voti), mentre il resto si è diviso tra Trenta, Crescimbeni (cento ciascuno) e altri.
Il ballottaggio L’astensione dal voto di ballottaggio – che è stata molto più marcata essenzialmente per effetto della mancata partecipazione di pressoché la totalità degli elettori del M5S – in proporzione ha danneggiato meno il Pd rispetto a Fi, ma complessivamente e in voti assoluti lo schieramento di centro sinistra ha pagato un prezzo molto maggiore: quasi 8mila voti persi tra primo e secondo turno, rispetto ai poco più di 2mila dello schieramento di centro destra.
Il Pd tiene A favore di Di Girolamo ha invece agito la relativamente buona tenuta della partecipazione al voto degli elettori del Pd del primo turno (poco meno dell’80%, quasi tutti fedeli al loro candidato), e in parte anche delle liste di sinistra alleate (61%), a cui nel secondo turno si sono aggiunti anche tre quarti degli elettori di Rc (che non faceva parte della coalizione).
Il M5S non vota In senso contrario ha invece agito il voto degli elettori delle numerose liste civiche autonome, i cui candidati sindaco sono usciti dalla competizione elettorale al primo turno, che si sono divisi tra Crescimbeni (54%), che evidentemente costituiva la loro seconda preferenza, e non voto; mentre gli elettori del M5S, che avrebbero potuto essere determinanti, hanno rinunciato a contribuire a determinare l’esito della competizione, astenendosi in massa (97%) dal partecipare al turno di ballottaggio.
