Francesco Romizi dell'Arci di Arezzo (foto arezzonotizie.it)

Meglio l’Umbria che con Siena e Grosseto. C’è chi ad Arezzo non ha proprio gradito la proposta del governatore Rossi, che vorrebbe Siena capoluogo della nuova maxi provincia. E’ il presidente dell’Arci di Arezzo, Francesco Romizi, secondo quanto riporta arezzonotizie.it che chiede l’annessione di Arezzo all’Umbria, vista lascarsa considerazione che le è attribuita dalla regione Toscana. Ecco le parole di Romizi.

Visto e considerato l’atteggiamento sbrigativo con il quale il Presidente Rossi ha deciso di lanciare Siena Capoluogo, prima ancora che ildibattito potesse aprirsi, ci viene naturale una provocazione: meglio l’Umbria del Nord, che la Toscana del Sud. Esattamente, pura e sempliceverità: non abbiamo servizi adeguati per essere capoluogo autonomo? Non abbiamo la Banca, con la b maiuscola, l’Università e tutto ciò cheda autorevolezza ad una città, per essere luogo chiave di una macroarea? Insomma, non abbiamo i numeri? Proviamo a proporre alla Presidente della regione consorella e confinante, Catiuscia Marini, se fosse interessata a prendersi questo insignificante lembo di terra, che nel granducato ha – al momento – così poca considerazione. Proviamo a proporre alla Presidente una provincia che – come ci dicono leassociazioni di categoria – conta il 10% delle imprese toscane, il 27% dell’export, più di Firenze, ferma al 26% e – senza manco a dirlo –rappresenta l’85% dell’export complessivo fra Arezzo, Siena e Grosseto. Una provincia che ha i numeri, per poter essere provincia a se stante. Ma, come suppongono in via Cavour a Firenze, ci mancano i servizi. Facciamola questa telefonata e vediamo cosa accade. 

Alla fine perderemmo la magra considerazione di un Presidente, il nostro, che non si sa come e con chi abbia deciso una posizione politica tanto importante. Un presidente che è arrivato alla sintesi, senza un preventivo confronto all’interno, non diciamo del Consiglio Regionale, ma a quanto pare neanche del suo partito, lanciando Siena Capoluogo, da un semplice tweet sulla rete. Senza neanche considerare un dialogo con la società civile, che continua a essere la grande assente di ogni discussione sui temi fondamentali che stanno investendo la società in questi ultimi anni. Senza, sinceramente, capirne il motivo. Ma l’Arci, da parte sua, non smetterà mai di farsi interprete, e non di meno cassa di risonanza, di quest’ultima realtà, a cui non deve mai mancare voce. Bene, in questo senso, l’impegno di Tricca, Vasai e Fanfani, che a differenza di Rossi, chiamano a raccolta il sistema locale, con una iniziativa in programma il 5 settembre, alla Borsa Merci.