di Daniele Bovi
«Il Pdl umbro è un partito vero, vitale, forte, radicato sul territorio e ora i suoi vertici sono legittimati». Il giorno dopo il largo successo del tandem Monni-Lignani Marchesani tra i vertici del partito c’è entusiasmo e voglia di sottolineare il momento di democrazia e l’investitura popolare ricevuta. Nella sede regionale del partito Pietro Laffranco commentando un’affluenza pari a circa il 40% (2.300 votanti su quasi 6 mila iscritti) parla di un «bagno di popolo nonostante il maltempo» e liquida così le pesanti accuse lanciate poco prima del congresso perugino dall’ormai ex vicecoordinatore regionale Massimo Mantovani: «All’interno del partito – osserva – non esiste alcun problema di legittimità. C’è chi ha voluto ordire trame sottotraccia ma queste si sono rilevate poco efficaci. Ora, legittimato dal voto popolare il partito riparte, come si suol dire, verso nuove avventure
Nuove avventure Le «nuove avventure» passano innanzitutto per le prossime tornate elettorali. In primavera si voterà in nove comuni tra cui Todi, Deruta e Cascia. Se in quest’ultimo la partita potrebbe risolversi agevolmente a favore del centrodestra, il match nei primi due è ben più aperto: «Due comuni su tre – osserva il confermato coordinatore provinciale Monni – sono a rischio». Il bersaglio grosso rimane il 2015 e il sogno di strappare palazzo Donini alla pluridecennale egemonia del centrosinistra. «E poi basta – dice Laffranco – con la leggenda metropolitana che noi non vogliamo vincere. Basta con il masochismo all’interno del Pdl dove si vuole sempre trovare un capro espiatorio». Per centrare i risultati che ha in mente il Pdl ha tracciato la sua road map: «Serve un partito – dice Monni – più concreto e più radicato sul territorio» così come sarà necessario, secondo Laffranco, «creare coalizioni larghe, aprirci alla società e coinvolgere al massimo i giovani». Quei giovani, alcuni classe ’84, che i pidiellini rivendicano orgogliosamente di aver candidato nelle liste congressuali.
La Scuola di formazione a Orvieto In mezzo alle tornate amministrative il partito dovrà affrontare anche il percorso congressuale in molti comuni, compresi quelli di Perugia e Terni. L’orientamento, secondo quanto filtra, sarebbe quello di votare in tutti quelle realtà dove ci sono almeno trenta tesserati, ma si aspetta ancora il placet di Roma. Da via Baglioni poi, sede regionale del Pdl, arriva anche la notizia che parla di un probabile spostamento della tradizionale Scuola di Formazione del partito da Gubbio a Orvieto. Luciano Rossi, deputato e coordinatore regionale, conferma che in queste ore a Roma si sita parlando del progetto e nei prossimi giorni potrebbe arrivare l’ufficialità. Alla Scuola il Pdl tiene molto: «Per noi – dice Liganani Marchesani – quelle giornate di formazione sono molto importanti e sono un obiettivo della maggioranza del partito».
Non è una minoranza Della minoranza invece Lignani spiega di voler prendere «le critiche costruttive. Alcuni l’hanno appoggiata – dice riferendosi a Mantovani – lanciando il sasso ma nascondendo poi la mano. Il risultato del congresso è la miglior risposta a polemiche completamente pretestuose». Comunque sia il vicecoordinatore promette «più collegialità» mentre Laffranco ringrazia Donatella Tesei e Luca Briziarelli, assenti a via Baglioni, «per aver stimolato un dibattito proficuo». Un passo più in là si spinge Massimo Monni: «La mozione due – dice – non è la minoranza ma un gruppo di dirigenti che si sono uniti non solo per motivi politici ma anche “malpancistici”. Noi siamo disposti a lavorare insieme raccogliendo questa sfida all’interno del partito». «Il partito – tiene a sottolineare Laffranco -. Perché il Pdl è uno soltanto, non esiste quello dei sindaci e quello dei dirigenti».


