Congresso Pdl, Mantovani: «Ai vertici raccomandati incapaci di vincere». Le ombre sul tesseramento
di Daniele Bovi
Sotto il tavolo del congresso provinciale del Pdl che si apre sabato mattina a Perugia c’è una bomba. A piazzarcela l’ormai ex vicecoordinatore regionale Massimo Mantovani che nel dimettersi rovescia il tavolo dal quale cadono accuse e ombre pesanti. Accuse agli attuali vertici sul modo di condurre il partito e sospetti su presunte irregolarità relative al tesseramento. Per farsi capire, nel corso della conferenza stampa che ha tenuto venerdì in una Perugia sferzata da neve e vento, il consigliere regionale comincia parlando della sala del congresso: «Una sala – dice – da 140 posti per oltre seimila iscritti». Segno quantomeno, osserva lui, di un carente coinvolgimento.
Accuse e ombre Prima delle dimissioni Mantovani ha vergato una lettera diretta al segretario del partito Angelino Alfano con una richiesta ben precisa: il rinvio del congresso non solo a causa della neve che sta ricoprendo l’Umbria. «Il congresso – spiega il consigliere regionale – doveva essere il punto di arrivo di un iter che è stato anche ricco di soddisfazioni, ma che resta largamente inferiore alle aspettative». Il primo problema riguarda le modalità di coinvolgimento dei tesserati: «A dispetto del regolamento – attacca Mantovani – buona parte dei 6.200 iscritti del partito non ha ricevuto l’obbligatoria convocazione». Inoltre, secondo la versione di Mantovani, molte tessere sarebbero state consegnate in ritardo mentre altre non sarebbero «veritiere».
Gli uscenti e i ribelli Nel mirino di Mantovani, come detto, finiscono anche e soprattutto gli attuali vertici del partito. Sabato e domenica, al Park Hotel di Perugia si confronteranno due mozioni. La prima, ultra favorita, è quella che sostiene il tandem uscente formato dal coordinatore e dal suo vice, ossia Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani. L’altra è quella dei «ribelli» capeggiata dal sindaco di Montefalco Donatella Tesei, dall’assessore di Passignano Luca Briziarelli e da altri sindaci e dirigenti del movimento giovanile. E benché in questi giorni si sia mormorato di un appoggio di Mantovani ai «ribelli», lui smentisce: «Io – dice – non ho firmato alcuna mozione. Questo perché ritengo che il Pdl sia vittima di una gestione fallimentare e non diretta a portare al congresso il massimo degli iscritti».
I colpevoli I colpevoli secondo Mantovani sono Monni e Lignani: «In questo partito – attacca a testa bassa – c’è chi non vuole vincere per non perdere il posto». Anzi, «il partito è governato da chi non sa vincere». Questo perché nel Pdl «si è passati dal fattore K (il Kommunism di Alberto Ronchey, ndr) a quello R, quello dei raccomandati». E se il concetto non fosse abbastanza chiaro «la candidatura di Monni a sindaco di Perugia – osserva – ha ricevuto dalla città una risposta terrificante. A Città di Castello invece, nel 1997, Lignani ha ereditato un 48% di voti che nel 2011 è sceso a poco meno del 20%. Se questi sono i presupposti, in Umbria la sinistra può ancora dormire sonni tranquilli». Il congresso che il serafico sindaco di Assisi Claudio Ricci aveva auspicato essere unitario si è trasformato in una santabarbara.





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