di Gordon Brasco
Più Sorrentino di così si muore. Il regista de «La grande bellezza» trionfatore agli Oscar dello scorso anno ritorna sugli schermi con un’opera che è la quintessenza del suo modo di fare cinema ovvero una cura maniacale per l’immagine in sé che da semplice informazione visiva diventa suggestione. Se eravate usciti dalla sala commentando le vicende di Jeb Gambardella (Toni Servillo in «La grande bellezza») con un laconico «Non c’ho capito un cavolo» o con frasi del tipo «Sì ma Roma deserta non s’è mai vista neppure sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale» allora fatevi un favore, non buttate i soldi e restate a casa. Vi risparmierete un mal di testa formato famiglia nel tentativo di razionalizzare uno stile cinematografico che travalica nell’onirico più che sul reale e le cui regole sono chiare solo a Sorrentino…un modo di comunicare che affascina molti ma che per altri risulta ostico come il calcolo combinatorio.
Un pretesto Il regista napoletano non si è mai preoccupato di rendersi facilmente interpretabile: lui persegue un unico obiettivo che è quello di creare un sistema visivo quasi ipnotico con il quale portare lo spettatore dentro a una sensazione, un percorso così aleatorio eppure così potente da infrangersi con la razionalità di molti ma capace di conquistare chi è più disposto a lasciarsi andare; se Garrone è stato paragonato a Cannes a Pasolini certamente Sorrentino ricorda Fellini. La storia è quindi solo un pretesto per accompagnarci dentro un’idea: i corpi esposti, i discorsi, le movenze dei protagonisti sono solo dei puntini da unire con una matita immaginaria per far uscire quello che è il disegno celato dal regista, la sua concezione del tempo che passa e che chiede a chi è arrivato ad una certa età conto di ciò che è stato e di ciò che sarà dopo. Ciò non toglie che alcune parti del film siano davvero esagerate e pur dando a Sorrentino ogni possibile attenuante risultano un po’ fantozziane e un po’ da filmetto anni ’70 con Bombolo e Alvaro Vitali a fare da guardoni alla Edwige Fenech di turno.
Onirico Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì a patto che abbiate ben chiaro in che guaio vi state cacciando: Sorrentino è un grandissimo regista, che ha molto chiaro come e dove vuole portare lo spettatore…il fatto è che il suo linguaggio è complesso, onirico, talmente particolare e particolareggiato da sembrare cifrato, cosa che può scoraggiare molte persone che cercano un film da guardare e non un quiz attitudinale. Questa volta come non mai vale la regola «Mi sono piaciuti i suoi lavori passati?». Se la risposta è affermativa fiondatevi al cinema non ne rimarrete delusi, altrimenti lasciate perdere, vi arrovellereste per ore cercando di capire «come e perchè» per poi gettare la spugna esausti.
Un film di Paolo Sorrentino. Con Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda, Michael Caine. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 118 min. Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna 2015. Medusa.
Trama: In un lussuoso hotel ai piedi delle Alpi, due amici ottantenni si rilassano e si godono insieme le vacanze primaverili. Fred è un compositore e direttore d’orchestra ormai in pensione, mentre Mick è un regista cinematografico. Insieme guardano verso un futuro che si sta lentamente esaurendo e insieme decidono di affrontarlo.
Perugia
Gherlinda: 16.50 / 19.35 / 22.20
Uci Cinemas Perugia: 17.30 / 20.00 / 22.30
Postmodernissimo: 19.00
Zenith: 18.00 / 20.15 / 22.30
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 17.20 / 20.00 / 22.40
Cityplex Lucioli: 16.00 / 17.00 / 18.00 / 20.40 / 22.30
