di Gordon Brasco

Se stessimo preparando la cena potremmo paragonare questo film a un specie di pentola a pressione dove tutti gli elementi vengono portati a cottura in breve tempo grazie alla forza scatenate del fuoco. Non sappiamo se Roman Polansky sia un appassionato di cucina ma in questo film la sua maestria nel  «cuocere» i protagonisti torchiandoli al fuoco dell’amore (o della passione) è sicuramente da stelle Michelin. La storia è tratta da un testo teatrale di grande successo (che a sua volta è stato ottenuto dal libro omonimo del 1870) e Polansky dopo l’ottima performance ottenuta con Carnage del 2011 ci riprova a intrattenere lo spettatore con un copione claustrofobico tutto incentrato su recitazione e dialoghi anche se i due protagonisti non arrivano ai livelli di Jodie Foster e soci. In questa recitazione a due quello che si cerca di sviscerare non è tanto il dramma o la commedia su cui si appoggia la storia ma piuttosto le anime dei protagonisti che perdono la loro identità soggettiva per assumere quella universale di «uomo» e «donna», dei loro desideri più nascosti, delle loro paure, in un avvitamento serrato che porterà i due protagonisti a scoprirsi come neppure loro avrebbero mai osato fare nella loro vita di tutti i giorni. Se dovessimo scegliere quale interpretazione premiare non avremmo dubbi nel scegliere quella di Mathieu Amalric che torna a sul grande schermo in grandissima forma, quasi ai livelli di Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon film del 2007 diretto da Julian Schnabel, vincitore del premio per la migliore regia al 60º Festival di Canne) tanto per intenderci.

Da non perdere Eccezionali i dialoghi che dal teatro si adattano perfettamente ai tempi cinematografici, riuscendo a garantire l’efficacia recitativa del palcoscenico insieme alla potenza evocativa della cinepresa, un mix che Polansky sembra dominare con naturalezza e mestiere, come se il grande regista naturalizzato francese volesse concentrare l’opera di questi suoi ultimi anni di attività verso un genere ben preciso abbandonando, per ora, tutto il resto. Insomma vale la pena spendere di soldi per questo film? Secondo noi sì ma con le dovute attenzioni: il film è un dramma interessante, ottimamente recitato e dai dialoghi esplosivi ma non perde la sua natura teatrale e la sua claustrofobica ambientazione potrebbe non essere sopportata da chi ama un genere di recitazione più «ariosa», densa di contenuti ma comunque meno asfissiante. È sicuramente un titolo da non perdere per tutti coloro che amano il cinema di Polansky ma anche da chi chiede alla settima arte uno sforzo per portare in sala titoli impegnativi che possano coinvolgere lo spettatore in storie un po’ più complesse rispetto alla media proposta dalle major hollywoodiane.

Un film di Roman Polanski. Con Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric. Titolo originale Venus in Fur. Drammatico, durata 96 min. Francia, Polonia 2013. 01 Distribution.

Trama: Un autore e regista teatrale intenzionato a realizzarne una piece tratta dal romanzo Venus in Fur è disperato perché le attrici da lui provinate, a suo parere, sono tutte inadatte al ruolo principale. All’ultimo minuto si presenta un’altra attrice che lo costringerà a cambiare opinione.

Perugia
Zenith: 20:30 – 22:30; sabato e domenica 18:30-20:30-22:30

Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 18.00 20.35 22.35

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