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di Gordon Brasco

Ci sono molti equivoci da risolvere in questo film e il primo è che non si tratta di un horror, al massimo di un thriller con punte di efferata violenza ma nulla di più. Qualcuno dirà che non ci sono più i film de paura di una volta e ha ragione; il fatto è che la tendenza di Hollywood spinge per pellicole che possano evitare i bollini parental control della censura americana, e il risultato sono storie ibride che messe accanto a certi film degli anni ’80 fanno ridere i polli. L’altro equivoco è quello di ritenere questo film un innovatore del genere: tutta la storia è girata in screencasting, cioè facendo coincidere l’inquadratura con la schermata di un computer nella quale si passa da una finestra di un utente all’altra con relativa morte del suo utente reo confesso…già visto in altre occasioni senza per altro essere un modo particolarmente efficace o sconvolgente di narrare una storia. Sul web girano centinaia di film come questo e da diversi anni, perciò il regista non sta facendo altro che usare un particolare stile cinematografico nato su internet e proporlo al cinema: questo non è innovare, semmai è usare un linguaggio poco noto al grande pubblico per creare l’illusione dell’innovazione. A morire poi sono tutti questi giovani colpevoli di «malefatte» di varia natura con l’idea che non solo al proprio destino nessuno scappa, ma che a tirare le fila delle nostre vite ci sia un’entità paranormale e spietata che punisce in modo esemplare e bizzarro chiunque sia meritevole di soffrire…se a qualcuno è venuto in mente «Final Destination» ha tutta la nostra simpatia e considerazione.

Dramma in piano sequenza L’ultimo equivoco sta tutto nel tipo di svolgimento della storia: «Unfriended» è in pratica un dramma in piano sequenza che si fonda tutto sul dialogo dei malcapitati e che ben poco lascia all’azione se non durante i flashback del video principale che spiega passo passo (o meglio morte dopo morte) il perché di questa mattanza; un modo di fare horror piuttosto vecchio e stanco, che non lascia spazio a particolari colpi di scena ma che si affida alla scoperta di indizi successivi utili ad arrivare alla verità…roba che trovate anche ne «La mummia» del grande Boris Karlof (film del 1932, diretto da Karl Freund). Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: non c’è nulla di nuovo in questo film che meriti di essere visto al cinema invece che a casa noleggiato su qualche piattaforma digitale. Non c’è innovazione, non c’è fantasia, non c’è splatter…insomma non c’è horror. Avete davvero voglia di saltare dalla paura? Lasciate perdere questo «Unfriended», vi farà solo rimpiangere i film cult degli anni ’80.

Un film di Levan Gabriadze. Con Shelley Hennig, Renee Olstead, Will Peltz, Courtney Halverson, Jacob Wysocki. Horror, Ratings: Kids+16, durata 82 min. USA 2014. Universal Pictures.

Trama: Durante una video chat notturna, sei amici del liceo ricevono un messaggio da parte di una loro compagna di classe che si è suicidata un anno prima. Convinti che si tratti di uno scherzo i ragazzi stanno al gioco ma si accorgeranno ben presto che il mondo dei morti si è messo in contatto con loro per ucciderli.

Perugia
Gherlinda: 18.15 / 20.20 / 22.25
Uci Cinemas Perugia: 17.35 / 20.00 / 22.35

Terni
The Space: 16.30 / 18.30 / 20.40 / 22.50

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.