di Gordon Brasco

Il 2016 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il giornalismo fu al centro degli interessi di Hollywood come non accadeva da molto tempo. Se «Il caso spotlight» (premio Oscar 2016 come miglior film) affronta il tema dell’inchiesta di cronaca svolta con ricerche d’archivio, interviste, sentenze di tribunale e vita da giornale cartaceo, «Truth» ci scaraventa nel tritacarne giornalistico della tv americana ai tempi di internet. Nel 2005 Daniel Rather , famosissimo anchorman della CBS, rassegnò le sue dimissioni in seguito alla controversia esplosa dopo la messa in onda di un servizio che metteva in discussione l’appartenenza dell’allora presidente George W. Bush alla Guardia Nazionale Aerea durante la guerra nel Vietnam. Lo scandalo che ne seguì quasi affossò il network televisivo americano e diede un colpo quasi mortale al giornalismo d’inchiesta così come lo si svolgeva allora. Per la prima volta infatti fu un blogger ad avanzare dubbi sull’autenticità dei documenti presentati durante la trasmissione di Rather, perché scritti in formato Word con caratteri non presenti nelle macchine da scrivere degli anni ’70. Fu un momento epocale nel mondo dell’informazione e per la prima volta internet divenne l’ago della bilancia su cui pesare una notizia e decidere delle sorti di chi scrive (o in questo caso racconta) una notizia: Rather e la giornalista-produttrice televisiva Mary Mapes (interpretata da Cate Blanchett) che per anni lavorarono alla trasmissione della CBS “60 minutes” ne pagarono le conseguenze seppure animati dalla buona fede di chi cerca la verità.

Redford Il regista ce la mette tutta nel cercare di evidenziare lo scontro impari tra giornalismo d’inchiesta e potere politico lasciandoci con il gravoso dubbio che oramai certi argomenti siano quasi intoccabili anche per i grandi gruppi d’informazione (figuriamoci quindi dal singolo cronista indipendente) perché protetti dal fuoco incrociato di forze mediatiche (social network e politiche) che se sguinzagliate possono demolire tutto e tutti. Bravissimo Robert Redford che con i suoi ottant’anni dimostra una lucidità interpretativa fantastica, un po’ meno Cate Blanchett forse non proprio a suo agio nella parte di Mary Mapes. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Dal punto di vista dell’argomento che affronta sicuramente sì, a lasciare dei dubbi sono la scelta del regista di centrare il polo narrativo solo sulle vicende dei giornalisti della Cbs senza dare spazio anche alla versione di Bush e uno stile narrativo un po’ troppo scolastico adatto più a un docufiction che a un biografico come questo. In ogni caso lo scandalo Rathergate (così venne chiamato negli USA) merita di essere visto se non altro per le tante domande che fa sorgere nello spettatore.

Un film di James Vanderbilt. Con Cate Blanchett, Robert Redford, Elisabeth Moss, Topher Grace, Dennis Quaid. Titolo originale Truth. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 121 min. USA, Australia 2015. Lucky Red.

Trama: Questo legal thriller ambientato nel mondo della politica e del giornalismo è ispirato a fatti realmente accaduti e narra il cosiddetto “Caso Rathergate”, dal nome del noto giornalista Dan Rather che, durante un’intervista televisiva e a due mesi dalle elezioni presidenziali, fece emergere dei presunti favoritismi ricevuti da George W. Bush per evitare di essere arruolato in Vietnam. Da qui si sollevò una bufera mediatica che, a causa della mancanza di prove connesse all’accusa, portò alle dimissioni di Rather e fece precipitare nel caos la CBS News.

Perugia
Gherlinda: 16.15 / 19.05 / 21.55
Melies: 18.30
Uci Cinemas Perugia: 16.40 / 19.40 / 22.30

Terni
The Space: 17.00 / 19.40 / 22.25