di Gordon Brasco

Non fate gli ipocriti. A volta a quelli che abbracciano gli alberi avete augurato ogni male: soprattutto se finita la manifestazione ambientalista salivano su qualche auto extralusso e schizzavano via per far vedere i propri selfie a qualche party ambientalista nei quartieri alti. Questo deve aver pensato il regista Eli Roth quando si è messo dietro la macchina da presa di questo «The green inferno», desideroso di farla pagare con gli interessi a coloro che fanno gli ambientalisti da salotto, capacissimi di fare il diavolo a quattro per salvare l’alberello finito sotto i riflettori di qualche tv ma di cui ignorano tutto se non il fatto che potrebbe essere il loro trampolino per il successo mediatico. Trama scritta da un bambino di sei anni e una prevedibilità che rasenta il paranormale, «The green inferno» è il peggior film horror del 2015. Tralasciamo il fatto che si tratta di una rielaborazione della pellicola del 1980 «Cannibal Holocaust» di Ruggiero Deodato (un filmaccio terribile di cui salviamo solo l’idea iniziale) ma la morale qual è? Ancora che il selvaggio è il meno cattivo di tutti? Che la differenza tra noi e loro sta nel fatto che l’indios agisce in osservanza delle sue pratiche sociali (il cannibalismo) mentre l’occidentale è spinto solo dall’avidità del denaro (sono le «nostre» multinazionali a distruggere le foreste equatoriali)? Se Roth sale in cattedra per dirci chi è cattivo e chi meno cattivo allora noi possiamo fare altrettanto dicendo cosa è horror e cosa no: la storia di terrorifico ha ben poco, semmai sembra l’incubo di un antropologo che ha mangiato pesante dove gli attori sono i soliti stereotipi da filmetto di serie b con le ragazze tutte uscite da un casting di Valentino, perché si sa che le ambientaliste sono tutte bellissime.

Ambientalisti della domenica Il finale lascia lo spettatore un po’ interdetto ma con la speranza che a finire tra gli affamati indios ci finisca pure il regista e il direttore della fotografia così da evitare in futuro altre amenità del genere o peggio ancora un «The green inferno 2». Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no ma si tratta di un lavoro assolutamente consigliato se odiate gli ambientalisti della domenica: il vostro vicino si è incatenato all’albero sotto casa che con le sue radici sta distruggendo il vostro portico? La tizia del terzo piano dice di amare gli animali e poi lascia guaire il cane tutto il giorno in casa perché è al lavoro? Eli Roth vi salverà mettendoli tutti dentro un bell’aereo con destinazione la tavola di una tribù cannibale: si assicura una trama banale, colpi di scena infantili, un po’ di sangue (ma non ai livelli di «Hostel») e tanti buoni sentimenti andati a farsi friggere. Se invece stavate cercando un film dell’orrore decente restate a casa, almeno risparmierete dei soldi.

Un film di Eli Roth. Con Lorenza Izzo, Ariel Levy, Kirby Bliss Blanton, Aaron Burns, Magda Apanowicz. Horror, Ratings: Kids+16, durata 103 min. USA 2013. Koch Media.

Trama: Degli studenti attivisti newyorchesi viaggiano verso la remota giungla peruviana per una protesta. Incontreranno invece una temibile tribù di cannibali.

Perugia
Gherlinda: 20.20 / 22.40
Uci Cinemas Perugia: 20.00 / 22.30

Terni
The Space: 20.20 / 22.50

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3 replies on “«The green inferno», il film di Eli Roth contro gli ambientalisti da salotto è un horror mal riuscito”

  1. Non ho ancora visto il film, lo aspetto da quando è stato annunciato. Sto cercando di leggere tutto quello che posso e sono capitato su questa “recensione”. Eli Roth non ha mai nascosto il suo omaggio a Cannibal Holocaust, infatti il film di Deodato è diviso in due parti: The last road to hell e… The green inferno (la parte dei 4 reporter). Una persona che giudica filmaccio Cannibal Holocaust è come un puritano che massacra le 120 giornate di Sodoma di Pasolini.
    Se la morale del film sia valida o meno francamente è una cosa irrilevante, il cinema è anche intrattenimento.

  2. c’è proprio bisogno di un film del genere!?
    non basta gia la violenza reale di ogni giorno!

  3. un film che intrattiene.fa quello che deve fare e di cessi mirabolanti nei film horror ne ho visti pochi.splatter al punto giusto e coerente col genere e con l’omaggio a cannibal holocaust.chissà com’ è un horror non prevedibile…poi qui si parla di tribù di cannibali quindi ci vedo poco spazio per l’invenzione che secondo me sta tutta proprio nella squadra di attivisti che parte per salvare e invece deve essere salvata.quasi grottesco.

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