di Cristiana Mapelli
Nel biennio 2021-2022, il 33.8% degli Umbri ultra 65enni ha dichiarato di avere rinunciato a visite mediche e o ad esami diagnostici. Un valore peggiore rispetto al trend nazionale, dove la rinuncia alle visite mediche si ferma al 24,3%. A dirlo sono i dati che emergono da un’analisi dei dati del sistema di sorveglianza Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità.
Lo studio L’analisi si basa sui dati raccolti nel biennio 2021-2022 da cui emerge che oltre il 33% tra gli umbri intervistati dichiara di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l’intervista, ad almeno una visita medica o un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno.
Le cause Nel complesso, il 31% ha dichiarato di aver rinunciato per timore del contagio da Covid: il 22% per la sospensione del servizio e/o chiusura dello studio medico a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia; il 36% per le liste di attesa; il 7% per difficoltà nel raggiungere la struttura o per scomodità degli orari proposti. Infine il 5% degli anziani riferisce che la rinuncia è stata determinata dai costi elevati e non sostenibili.
Liste d’attesa Le motivazioni che hanno portato alla rinuncia, tuttavia, hanno subito cambiamenti nel corso dei tre anni analizzati. Il timore del contagio da SarsCoV2, indicato nel 9% dei casi nel 2020, passa al 17% nel 2021, e scende al 7% nel 2022. Al contrario, le liste di attesa passano dal 10% nel 2020 al 23% nel 2021 e raggiungono il 49% nel 2022.
Altri dati Il 64% degli umbri over 65, inoltre, hanno dichiarato di avere un problema in casa. Ovvero almeno un problema strutturale tra i seguenti: le spese per l’abitazione sono troppo alte, l’abitazione è troppo piccola, l’abitazione è troppo distante da quella di altri familiari, vi sono irregolarità nell’erogazione dell’acqua, l’abitazione è in cattive condizioni, es. infissi, pareti, pavimenti, servizi igienici, in inverno la casa non è sufficientemente riscaldata. Mentre se la cava meglio del resto delle regioni d’Italia per quanto riguarda l’accesso ai servizi socio – sanitari (Ausl, servizi del Comune, medico di famiglia, farmacia, negozi di generi alimentari, supermercati o centri commerciali).
