©Fabrizio Troccoli

In Umbria si vive più a lungo probabilmente perché si viene curati bene. A tracciare il quadro è la Fondazione Gimbe che, in un report, analizza il potenziale impatto sul Sistema sanitario nazionale delle maggiori autonomie richieste dalle Regioni in materia.

I dati L’analisi degli adempimenti Lea, le prestazioni sanitarie che la Regione deve garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket, dimostra che nel decennio 2010-2019 la percentuale cumulativa totale di adempimento da parte dell’Umbria è stata del 85,9% (contro una media Italia di 75,7%). E sull’età la situazione è questa in Umbria l’aspettativa di vita alla nascita è di 83,3 anni (contro la media nazionale di 82,6 anni). Dati positivi anche dall’analisi della mobilità sanitaria. Ovvero quel dato che mette nero su bianco che sono più le persone che si fanno curare in Umbria da fuori Regione che il contrario.

Secondo l’analisi Gimbe, l’Umbria si posiziona ottava o nona tra le regioni e province autonome, a seconda dei parametri considerati, perché ha registrato un punteggio più che sufficiente nell’area della prevenzione. Tuttavia, nonostante questi risultati positivi, l’Umbria si trova di fronte alla sfida di una popolazione sempre più anziana. Per raggiungere il target 2026 imposto dal PNRR di assistere almeno il 10% della popolazione over 65 in Assistenza domiciliare integrata, la Regione deve aumentare i pazienti assistiti del 132%. L’Umbria può contare su un numero di infermieri superiore alla media nazionale, con 6,08 infermieri ogni mille abitanti.

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