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di Danilo Nardoni (foto Karen Righi)  Una sfida al tempo, per farlo lento e ricco di senso. Con ‘La lumaca’ lasciata per il finale sì è chiusa lunedì sera, al rallentatore, una girandola di emozioni iniziata tre ore prima. Una maniera, lenta, per arrivare a quel distacco tra pubblico ed artista che in rarissimi casi ci si augura che non arrivi mai. Un Teatro Morlacchi gremito e sold out da giorni si è goduto la “scia” di Vinicio Capossela e compagni. Uno degli artisti oggi più ispirati in circolazione, in Italia e non solo, ha fatto tappa a Perugia per una data del suo nuovo tour.  Con le sue ballate per uomini, santi, animali e bestie – quelle con un’anima, tra gli animali, e quelle senza, tra gli uomini – a scandire pure l’attualità, raccontata con quella poesia che solo i più grandi sanno come usare. Immancabile, in chiusura, il ricordo all’amico Sergio Piazzoli, che manca come una stella e per questo si desidera, con due dediche in particolare: ‘L’ultimo amore’ e ‘Ovunque proteggi’. “E ancora proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà l’incanto. L’incanto di te… di te vicino a me”. Le parole di Capossela, sempre magiche, che stavolta sono per l’amico che manca, oltre che di ringraziamento alla compagna Patrizia e agli altri dello staff dell’associazione Moon in june, organizzatrice del concerto, che portano avanti una parte fondamentale della proposta artistica del promoter perugino prematuramente scomparso qualche anno fa. “Non siamo quello che abbiamo, ma quello che lasciamo”. Prima di iniziare con l’ultimo rito, al rallentatore, questa è la frase con cui si congeda dal pubblico un artista che ha lasciato ancora una volta un segno indelebile del suo passaggio a Perugia, ha lasciato una scia “come una cometa, come una cometa su una foglia”.

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