«Non ho alcuna intenzione di lasciare il mio posto da direttore della Chirurgia generale dell’Ast (azienda sanitaria territoriale Pesaro-Urbino, ndr)». Così al Corriere Adriatico il dottor Alberto Patriti che, con una delibera del dg Giuseppe De Filippis datata domenica 20 ottobre, è stato formalmente nominato primario della struttura complessa di Chirurgia a indirizzo epato-bilio-pancreatica dell’ospedale di Perugia dopo che aveva vinto il concorso. La nomina di Patriti rientra tra quelle con le quali le scorse ore il Santa Maria ha scelto i vertici di altre due strutture.

LA NOMINA DI PATRITI E DI ALTRI DUE

Il passo indietro Nel giro di 48 ore, però, è arrivato il passo indietro sull’incarico che Patriti avrebbe dovuto assumere, stando all’atto del dg De Filippis, dal primo dicembre 2024 e per i successivi cinque anni. All’Ast Pesaro-Urbino, Patriti dice di avere «un’equipe di professionisti con cui lavoro benissimo anche grazie alla disponibilità totale della direzione generale con cui condiviso obiettivi e attività». E ancora: «Non intendo accettare quel posto perché ribadisco qui nelle Marche sto bene. È una delle regioni con un sistema sanitario tra le prime in Italia e mi sento di farne parte al cento per cento». Umbria24 ha contattato i vertici del Santa Maria ma per ora nessuno rilascia dichiarazioni.

Pd all’attacco La sanità sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale e così ad andare all’attacco sono i consiglieri regionali del Pd. Tommaso Bori parla di notizia «incredibile» perché «certifica come la sanità umbra non sia più attrattiva, neanche per i professionisti umbri che sono cresciuti e hanno sviluppato competenze e professionalità nelle nostre strutture sanitarie». Per Bori, che ricorda come in Umbria negli ultimi cinque anni siano cambiati 21 direttori, la destra «dovrebbe chiedere scusa per lo stato in cui ha ridotto la sanità, al netto degli spot e del becero populismo». «Governance cambiata a velocità supersonica – aggiunge – e zero programmazione, un contesto tale che ha spinto i professionisti ad andarsene». Per la capogruppo Simona Meloni «accanto alla fuga del personale sanitario dal sistema pubblico, si inaugura un nuovo fenomeno: il rifiuto del ritorno in Umbria di medici di primo livello». Per Meloni si tratta «dell’ennesimo segnale del fatto che la nostra sanità è un malato difficile da curare a causa della destra che, a colpi di spot e populismo, ha solo lavorato per la privatizzazione senza risolvere alcun problema».

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