di Gordon Brasco

Partiamo dalle cose che funzionano così che non si dica che iniziamo l’anno guardando il bicchiere sempre mezzo vuoto: gli effetti speciali sono fenomenali. E non poteva che essere così visto che alla loro realizzazione ha lavorato Stan Winston, un nome che ai più non dirà nulla ma per gli addetti ai lavori è una specie di mago (tre premi Oscar agli effetti speciali), capace di far volare una tavoletta di legno come far muovere un tirannosaurus rex. Oltre a un «trucco e parrucco» da dieci e lode il film offre qualche sano spavento e un livello di tensione (bassa) sufficiente a non far addormentare il pubblico in sala e con questo abbiamo concluso le considerazioni positive sul film, perciò se vi accontentate saltate il resto della recensione e andate al cinema a comprare il biglietto. Se state ancora leggendo o siete delle persone curiose o dei masochisti, in entrambi i casi da qui in avanti parleremo solo degli aspetti negativi della pellicola di Stiles White: gli attori sono giovani, inesperti e con un’espressività che non conosce vie di mezzo, o sguardi bovini dall’intelligenza spenta o maschere di terrore puro…peccato perché nei film dell’orrore molta della suspense si crea grazie alla mimica degli attori e fare senza vuol dire già partire con un grande handicap.

Ritmo frenetico Le morti si susseguono a ritmo sempre più frenetico richiamando alla memoria quelle della saga di «Final Destination» che più che spaventare disgustavano rifacendosi a uno stile splatter un po’ sorpassato ma comunque efficace…immaginiamo sia oramai un’impresa disperata trovare un modo originale di ammazzare i protagonisti di un horror, però anche eccedere nel tentativo di fare cose spettacolari può diventare poco efficace dal punto di vista della narrazione della storia che, come in tutti i film del genere, se la prende comoda per la prima mezzora per poi scatenarsi in una tempesta di sangue. Lodevole il tentativo di ridare interesse al film con il solito colpo di scena verso la fine, peccato sia troppo scontato e quindi poco efficace. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: la storia non è originale tant’è che l’uso della tavoletta Ouija è ben nota alle cineteche horror («Spiritika» di Kevin Tenney del 1989, tanto per citarne uno), a volta salterete sulla poltrona ma sono episodi sporadici non supportati da un adeguato pathos; gli attori sono tali solo per una definizione di comodo e la loro capacità espressiva la troverete piatta come una tavola da surf. Avete davvero voglia di un film dell’orrore come si deve? Affittatene uno, questo Ouija vi accontenterebbe a metà.

Un film di Stiles White. Con Olivia Cooke, Daren Kagasoff, Douglas Smith, Bianca A. Santos, Ana Coto. Horror, durata 89 min. USA 2014. Universal Pictures.

Trama: Dopo la morte dell’amica d’infanzia Debbie, Laine e l’ex-fidanzato della ragazza Pete, trovano nella stanza della giovane defunta una vecchia tavola Ouija. Con l’intento di dire addio all’amica, Laine inizia ad usare il diabolico attrezzo scoprendo che al suo interno si nasconde uno spirito che si fa chiamare DZ. Si tratta di un demone che ama comunicare con i vivi proprio attraverso la tavoletta che rappresenta una specie di passaggio tra il mondo reale e quello dei morti. Altre persone vengono presto trascinate in questo misterioso gioco e inquietanti verità sulla casa e sulla morte …

Perugia
Gherlinda: 15.55 / 18.10 / 20.25 / 22.40
Uci Cinemas Perugia: 17.40 / 20.15 / 22.30

Terni
The Space: 15.45 / 18.00 / 20.15 / 22.30