di Gordon Brasco
Chi non ha mai detto «Come vorrei che fosse mio padre» riferito a un attore o a un regista famoso. Ecco forse da invidiare c’è ben poco perché ora sappiamo che la vita in casa Scott è stata piuttosto varia, soprattutto in merito alle favolette che il padre Ridley deve aver raccontato al figlio Luke per farlo addormentare: Alien, Blade runner, Legend… c’è di che far crescere i figli con seri problemi. Psichiatrici o nevrotici che siano le turbe di Luke, il giovane rampollo di uno dei registi più acclamati del pianeta, fa il suo esordio nel mondo del cinema con una pellicola che ricorda i più importanti lavori del padre neanche fossimo al festival del plagio. Società futuristiche, multinazionali come superpotenze, droni che valutano altri esseri artificiali… non vi sembra una storia già vista? A peggiorare le cose ci si mette tutto l’impianto narrativo che non solo è lento da impazzire ma disseminato di colpi di scena che dovrebbero ridestare lo spettatore dal torpore indotto dalla recitazione come si predicava nei filmetti thriller degli anni ’90; un metodo che non solo non funzionava già allora, ma riusciva anche a far imbestialire il pubblico in sala. Consapevole di firmare un pessimo lavoro, il giovane Luke Scott ha deciso di non rovinare la carriera di nessuna attrice emergente e così ha scelto Rose Leslie, una che la carriera se la sta già rovinando da sola collezionando così tanti flop dopo «House of cards» da incominciare a fare invidia a Kevin Costner e che, oltretutto, ispira simpatia come una colonscopia.
Banale L’unico che si salva è Paul Giamatti che probabilmente sbatterà la testa contro il muro per aver accettato questo copione ma che in mezzo a tante prestazioni incolori è l’unico che ci mette vita e talento, un po’ poco per risollevare le sorti del film ma abbastanza per non uscire di sala con uno humour noir di chi ha buttato via dei soldi. Ambientazioni claustrofobiche e paradossali (una villetta per fare esperimenti su androidi?) cercano di riportare alla memoria dello spettatore horror ben più famosi, a volte riuscendoci e a volte no, in un altalena di emozioni contrastanti che non vi abbandonerà fino all’epilogo della storia. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me no: Ridley Scott è uno dei miei registi preferiti… mai banale, coraggioso, visionario. Ovvio quindi che mi sarei aspettato dal figlio qualcosa di notevole, non dico certo il capolavoro del secolo ma almeno una storia originale e coinvolgente, segno che gli insegnamenti del padre a qualcosa sono serviti. E invece niente, nisba, niet. Un filmetto banale, con attori fastidiosamente antipatici (Rose Leslie su tutti) che si trascinano per un’ora e mezzo lungo dei corridoi che vorremmo tanto fossero quelli dell’astronave Nostromo e invece sono di una fetida villetta nella campagna americana. Avete davvero intenzione di guardarvi un thriller-horror targato Scott? Allora scegliete il padre e pregate che il figlio si dia una svegliata.
Un film di Luke Scott. Con Rose Leslie, Kate Mara, Anya Taylor-Joy, Paul Giamatti, Boyd Holbrook. Horror, Ratings: Kids+13, durata 92 min. USA 2016. 20th Century Fox.
Trama: Una consulente aziendale viene inviata in un remoto laboratorio di ricerca per determinare se portare a termine un esperimento ad alto rischio su esseri artificiali.
Perugia
Gherlinda: 19.30 / 20.30 / 21.30 / 22.00
