di Gordon Brasco

Intanto lasciateci fare i complimenti ai cinema perugini che come al solito propongono una programmazione inqualificabile, mantenendo in programmazione film spazzatura invece che mettere «La vita di Adele», bravi, se poi vi lamentate che la gente non va la cinema due domande fatevele. Ma veniamo al film: c’è qualcosa di profondamente poetico in questo lavoro di Abdel Kechiche (Cous cous 2007, Venere nera del 2010), qualcosa che gli è valso la Palma d’Oro al Festival di Cannes di quest’anno. Qualcuno ha detto che è stata premiata solo la spregiudicatezza, altri la scabrosità, secondo noi invece quello che colpisce di questa storia è la sua naturalezza, la quiete con cui il regista di origine tunisina riesce a raccontare la storia di queste ragazze senza perdersi nulla delle emozioni che affollano l’anima di un’adolescente. E non si può fare a meno di sospirare pensando a come il nostro cinema è ancora lontano anni luce da questa limpidezza. Da noi una storia di due ragazze (o ragazzi) che si scoprono innamorate è ancora praticamente impossibile, perché o verrebbe raccontata con l’ottica bigotta di chi ha «il Vaticano in casa» o peggio buttandola sul ridere attraverso quella dannata comicità spicciola italica che ancora perdura nonostante i flop che l’accompagnano.

Fermi al Vizietto Perché da noi i gay sono ancora «macchietta», qualcosa che è buona per farci su due risate, non a caso quando si parla di certi temi i nostalgici tirano fuori come pietra di paragone robe come «Il vizietto» (film di Edouard Molinaro del 1978 con Ugo Tognazzi) come se i sentimenti fossero qualcosa di sconosciuto all’universo gay. Il film è tutto concentrato nella recitazione delle due protagoniste, è solo grazie a loro e alla sapiente mano che le dirige che il tutto funziona in modo eccellente: dai dialoghi alle scene d’amore che, pur nella loro passionalità, non scadono mai nella morbosità. Se qualcosa dobbiamo obiettare sul lavoro di Kechiche è in merito alla fotografia che risulta quasi sempre piatta, banale, quasi considerata un accessorio non indispensabile, come se il regista fosse stato così preso dalla recitazione delle due attrici da non pensare ad altro. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: è un film di una purezza sconcertante che riesce a portare sul grande schermo un argomento che la metà dei parrucconi del vecchio continente non ha neppure il coraggio di dire a voce alta, figuriamoci vederlo al cinema interpretato in questo modo così naturale e sconvolgente. Se state cercando un film splendidamente interpretato, passionale, intenso e drammatico fermatevi, lo avete trovato.

Un film di Abdel Kechiche. Con Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Mona Walravens, Jeremie Laheurte. Titolo originale La Vie d’Adèle. Drammatico, durata 179 min. USA 2013. Lucky Red.

Trama: Adele è adolescente e non ha dubbi: le ragazze stanno coi ragazzi. La sua visione del mondo però inizia a vacillare il giorno in cui incontra Emma, una giovane donna dai capelli blu, che le farà scoprire il desiderio e le permetterà di realizzarsi come donna e come adulta. Sotto lo sguardo di chi la circonda, Adele cresce, cerca se stessa, si perde, si trova di nuovo…

Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 17.00 21.00

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