Asia Cogliandro con la maglia di Perugia

Sta avendo molto risalto la rivelazione della pallavolista Asia Cogliandro, lombarda classe 1996, di ruolo centrale, ex di Perugia con la quale era nel roster per la stagione 2024/25, che accusa la sua vecchia società di essere stata «licenziata per gravidanza». Lo sfogo arriva in una intervista rilasciata a La Stampa e quindi ripresa da tutte le testate giornalistiche.

Il racconto L’atleta aveva rinnovato il contratto con entusiasmo, consapevole che il suo contributo sarebbe stato più mentale che tecnico. «Non sarei stata titolare, eravamo in quattro nel mio ruolo, ma quando c’è da mettere in campo quelle due o tre urla di esperienza, sono ideale. Lo so io e lo sapevano loro», racconta la giocatrice, che dopo la promozione in A1 aveva scelto di restare per sostenere il gruppo. Il 21 gennaio si allena, ma qualcosa non va. «Avevo paura, le compagne erano spaventate. Ho deciso di dirlo». Il giorno dopo comunica la gravidanza al direttore sportivo, che reagisce con gioia: «Mi abbraccia, mi fa le congratulazioni». Chiede però riservatezza, perché la gravidanza è a rischio e ancora alle primissime settimane. Ma la privacy non viene rispettata.

Tagliata fuori «In un attimo lo scenario si trasforma. Le pressioni arrivano subito. Piena di ansia, do la notizia ufficiale. E lì cambia tutto». La società le chiede di lasciare la casa e di restituire le mensilità d’affitto già versate. «Diventano assertivi: “Devi andare via”. Fine». Costretta a traslocare mentre si sottopone ai primi controlli prenatali, cerca di evitare scontri. Ma le telefonate si moltiplicano. «“Bisogna capire che cosa fare con il contratto”, mi dicono. Mi impongono di chiedere la maternità, ma quella scatta solo due mesi prima del parto. Non vogliono ragionare, vogliono solo tagliarmi fuori». Il contratto è un co.co.co., non una scrittura da professionista. E proprio questo espone le atlete a gravi vuoti di tutela. «Qualcosa è stato modificato, ma dovrebbero esserci più garanzie. Se continuiamo ad accettare compromessi, non sarò l’ultima. È ora di dire basta».

La replica La versione della società però è differente. In una nota, la Black Angels Perugia ha respinto nel pomeriggio con decisione le accuse, definendo le dichiarazioni dell’atleta «capziose, denigratorie e prive di fondamento». Secondo la versione del club, l’atleta avrebbe comunicato «in via informale» la gravidanza il 20 gennaio, senza presentare certificazione medica. La società afferma di aver immediatamente sospeso ogni attività fisica per tutelare la salute della giocatrice e del nascituro, e di non aver diffuso la notizia «proprio per tutelarne la privacy».

Le tappe Solo a marzo, dopo una Pec della società al procuratore, sarebbe arrivato il certificato medico ufficiale. A quel punto, spiegano da Perugia, è stato avviato un confronto per la gestione del contratto, culminato in una proposta economica: riconoscere «l’80 per cento degli emolumenti» integrando la parte restante con i fondi previsti da Inps e Fipav. Proposta però rifiutata, secondo la società, che specifica come la giocatrice abbia percepito «il 60 per cento degli emolumenti, in relazione all’attività effettivamente svolta».

L’alloggio Black Angels contesta anche la ricostruzione relativa all’alloggio. «All’atleta è stata data la piena disponibilità di continuare a utilizzare l’alloggio», si legge, e nessuna richiesta di rimborso sarebbe mai stata fatta. Smentita anche ogni pressione psicologica e l’accusa implicita di un licenziamento: «Cogliandro non è stata affatto “licenziata”, il contratto è semplicemente scaduto il 30 giugno 2025». La documentazione contrattuale, fanno sapere, è stata regolarmente trasmessa alla Lega per l’iscrizione al campionato di A1, e ritenuta idonea. Il club rivendica anche di aver versato i contributi legati alla maternità attraverso le buste paga. In chiusura, la società auspica che la vicenda serva a «introdurre una disciplina che regoli con maggiore chiarezza il percorso della maternità», auspicando «il meglio ad Asia Cogliandro sia da un punto di vista personale che per il suo futuro sportivo».

Abodi Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che ha contattato i vertici di Fipav e Lega volley per chiarimenti. «Non è questo lo sport che vogliamo», ha detto all’Ansa, sottolineando che il problema non è solo fare la cosa giusta, ma «promuoverla affinché il movimento cresca». Abodi ha inoltre evidenziato come lo sport debba trovare forme di tutela per le atlete che non gravino solo su fondi pubblici, ricordando anche l’esistenza di un contributo alla maternità da mille euro al mese per 12 mesi: «Forse lo strumento non è conosciuto abbastanza, cercheremo di comunicarlo meglio».

Manfredi Il presidente della Fipav, Giuseppe Manfredi, ha espresso piena vicinanza alla giocatrice: «La maternità non può mai essere vista come una colpa», ribadendo l’impegno della federazione con il fondo “La maternità è di tutti”, già attivo da anni. Manfredi ha assicurato che la Fipav «continuerà a vigilare affinché episodi di questo tipo non trovino spazio nel nostro movimento», ma prima vuole approfondire la vicenda con la società coinvolta.

Fabris Mauro Fabris, presidente della Lega femminile di Serie A, ha espresso rammarico: «La maternità è un diritto, una cosa bellissima… la situazione poteva e doveva essere evitata con sensibilità e buon senso». Fabris ha confermato che la Lega verificherà la questione, anche alla luce del contenzioso segnalato da Perugia come in via di risoluzione consensuale. «Troveremo il modo perché Asia possa vivere con serenità questo suo bellissimo momento di vita privata».

Piccinini Parole amare anche da Francesca Piccinini, ex capitana azzurra: «Mi aspettavo un cambio di passo rispetto a quando giocavo». Ricorda i tentativi del passato per creare un’associazione che tutelasse le atlete: «Era tutto troppo complicato… è ovvio che qualche passo avanti c’è stato, ma è tutto troppo lento».

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