Ci sono emozioni che a caldo prendono il sopravvento su qualsiasi cosa. Subito dopo la notte magica di Torino in cui la Sir in versione Sicoma Monini ha vinto la seconda Champions League di file, in Angelo Lorenzetti traspariva tutto il proprio orgoglio per quanto fatto dalla squadra.
Ma – come tutti i protagonisti di una stagione per certi aspetti epocale – aveva probabilmente bisogno di tempo per realizzare quanto compiuto in un’annata storica, in cui i bianconeri hanno messo in bacheca anche lo scudetto, la Supercoppa italiana e il Mondiale per club.
Ricominciamo A quarantacinque giorni di distanza dal trionfo maturato all’Inalpi Arena, in coach Lorenzetti trasparivano ancora di più emozione, gioia e soddisfazione per quanto compiuto dalla Sir. Quando è salito sul palco allestito in piazza IV Novembre, sede del Grande Slam Party, è stato accolto da un’ovazione dai tantissimi tifosi accorsi in centro. Insieme al presidente Sirci ha dato vita ad un simpatico duetto, per poi congedarsi con quel “ricominciamo” tanto caro al patron e “gridato” nella notte del primo luglio, che suona come un manifesto programmatico della stagione che verrà.
Gratitudine Nel pieno della festa, Lorenzetti si è poi soffermato ancora sul recente passato e sul futuro. «L’emozione che ho provato mi ha fatto stare bene perché non ci si può abituare ad una cosa così. Vincere è sempre bello ma la sconfitta è sempre lì che vuole fare la sua parte. La prima cosa che mi sento di dire è grazie a Perugia, grazie a tutti quelli che hanno alzato le braccia al cielo con noi, che hanno fatto il giro tondo con noi. Grazie anche ai tifosi di Bologna che con tristezza (dopo la semifinale di Coppa Italia persa contro Verona, ndr) hanno messo a posto le loro bandiere e lo hanno fatto senza rumore. Ci hanno ricordato che la sconfitta è sorella della vittoria.Grazie, grazie di cuore perché siete stati speciali».
Sirci ispiratore Lorenzetti mostra estrema gratitudine anche nei confronti della squadra e del presidente Sirci: «I ragazzi hanno trasformato quanto hanno fatto nella quotidianità in qualcosa che resta. I ragazzi si accorgeranno di quanto hanno fatto fra qualche anno, magari quando saranno mano nella mano con i loro figli o con i loro nipotini. Questa è stata l’ennesima serata speciale vissuta a Perugia, merito del nostro presidente che con il suo entusiasmo ispira tutti».
La Perugia che verrà Lorenzetti volge poi lo sguardo alla prossima stagione in cui Perugia sarà protagonista con una rosa più giovane rispetto allo scorso anno: «Essere giovani non è una malattia ma è uno status – puntualizza -. Quando si è giovani si è più “pazzerelli” e bisogna imparare a gestire meglio le emozioni. I ragazzi che sono rimasti non devono essere un esempio ma una fonte di apprendimento e stiamo lavorando per capire come. Ci vuole accoglienza da parte di chi c’era».
Stile Sir Sui giocatori impegnati in Nations League, infine, Lorenzetti spiega che «non è una manifestazione facile da leggere perché le squadre non sono mai complete, giocano quattro partite in cinque giorni. L’importante è stare in campo e i nostri ragazzi ci stanno molto. Una cosa positiva perché facendo così possono capire che tipo di stagione potrà essere a Perugia, perché non giocheremo quattro partite in cinque giorni ma quasi. Sono contento di vederli protagonisti e rispettosi dello sport, questo è uno stile che Perugia ha avuto e che deve mantenere nelle vittorie e nelle sconfitte».
