di Gordon Brasco
C’è un’espressione per indicare chi dopo aver provato una droga potentissima non ne viene più fuori, ovvero «rimanerci sotto». Per Giuseppe Tornatore la droga in questione è stata la statuetta (Oscar) vinta nel 1990 come miglior film straniero per «Nuovo Cinema Paradiso» e lì c’è rimasto sotto. I tentativi di ricreare quell’alchimia perfetta sono stati molti ma pur essendoci andato vicino (come ne «La leggenda del pianista sull’oceano» del 1998) non c’è più riuscito, finendo da un lato nel raccontare storie sempre più macchinose e dall’altro affinando uno stile così esageratamente spostato sull’uso dell’immagine da risultare artefatto. «La corrispondenza» è l’acme del Tornatore che c’è rimasto sotto: una trama anticonvenzionale che si avvita in un crescendo inverosimile, raccontata attraverso immagini digitali che nelle intenzioni del regista dovrebbero rappresentare la smaterializzazione dell’oggetto amato (il corpo) per concentrarsi esclusivamente sull’idea che l’uno ha dell’altro. Intenzioni che però non si realizzano perché tutto quello che Jeremy Irons e Olga Kurylenko stimolano nello spettatore è la sensazione di un’ossessione onirica senza senso, alimentata più da patologie psichiatriche che da un normale amore tra due persone, perciò mettetela come volete ma se al cinema ci si deve andare con sotto braccio il manuale «Breve corso di psicanalisi» di Brenner vuol dire che quello che state guardando non funziona.
Cervellotico Tornatore ha anche ammesso di aver realizzato uno dei film più «cervellotici» della sua carriera di regista che nel mondo della settima arte non vale come un’ammissione di colpa ma bensì come «se il film va male è perché gli spettatori sono dei cretini cerebrolesi», il che la dice lunga sul mondo del cinema e delle sue supposte star. Cose da salvare del film? La fotografia curatissima, alcune musiche originali e i titoli di coda che vi daranno un senso di liberazione assimilabile a quando uscite dallo studio del dentista. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: Tornatore avrebbe dovuto appendere la macchina da presa al chiodo tempo fa e non perché gli manchino le idee giuste ma perché nel tentativo di ritrovare quella magia che lo portò a vincere l’Oscar si ostina a cercare il modo più barocco di stupire il pubblico tralasciando la narrazione più ordinaria, un esercizio di stile che può risultare interessante i primi dieci minuti poi fa sbadigliare come un sermone recitato in aramaico. Una storia senza credibilità che si intreccia in un rapporto fatto solo di immagini, smartphone, tablet e qualsiasi altra diavoleria elettronica vi venga in mente…per qualcuno è sinonimo di smaterializzazione dell’amore per noi di mal di testa. Volete veder un bel film drammatico? Scegliete qualcos’altro e lasciate questo «La corrispondenza» per quando vi vorrete fare del male.
Un film di Giuseppe Tornatore. Con Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Simon Anthony Johns, James Warren, Shauna Macdonald. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 116 min. Italia 2015. 01 Distribution.
Trama: Ambientato tra Regno Unito e Italia, il film narra la storia d’amore tra un professore e una giovane studentessa universitaria che, come secondo lavoro, fa la controfigura nelle scene d’azione per cinema e televisione. La sua non è una mania nei confronti del pericolo, bensì un’ossessione che la ragazza soddisfa per coprire un orribile senso di colpa che fa gravare sulle sue spalle il ricordo della tragica morte del suo grande amore. Sarà il suo professore di astrofisica ad aiutarla nel ritrovare l’equilibrio esistenziale perduto.
Perugia
Gherlinda: 16.30 / 19.25 / 22.15
Uci Cinemas Perugia: 16.50 / 19.40 / 22.20
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 16.40 / 19.30 / 22.20
