di Gordon Brasco
Il terzo tempo nel rugby è quello che vede le squadre avversarie sul campo e i tifosi ritrovarsi insieme per festeggiare, al di là di chi ha vinto e perso, per celebrare qualcosa di più importante di un incontro agonistico ovvero il rispetto reciproco e il fair play, tutte peculiarità che hanno fatto di questo sport qualcosa di unico. Enrico Maria Artale usa la parabola sportiva per iniziare Samuel, il giovane protagonista, a una vita diversa da quella fin lì vissuta…sconfitte, vittorie, sacrificio e impegno, tutto è necessario per imparare a vivere di nuovo all’interno di una società che raramente concede seconde occasioni specialmente a ragazzi che fin da giovanissimi hanno imboccato la strada sbagliata. In questo il lavoro di Artale è fin troppo accademico o ingenuo, la storia è evidentemente indirizzata attraverso un percorso tortuoso ma buonista, il regista non se la sente di spedire Samuel nell’inferno che la società prepara per i propri reietti, così opta per una storia dura ma con l’happy end sempre sospesa nell’aria in modo da non angosciare troppo lo spettatore. Comunque la storia funziona, i vari passaggi nella vita di Samuel sono ben sviscerati e sapientemente ripresi, persino il girato sportivo funziona bene amalgamandosi agli umori dei protagonisti in modo naturale.
Nuovo codice Buona la prestazione del giovane Lorenzo Richelmy che riesce senza troppi eccessi a trasmettere i tormenti di chi da bullo di periferia deve imparare un nuovo codice comportamentale, fatto di fatica e rispetto e non solo dalla forza fisica. Quello che potremmo criticare è forse il tentativo eccessivamente pedagogico nel lavoro di Artale, tutto questo «cadere per rialzarsi» o «stringi i denti che prima o poi la ricompensa arriva» sembra un po’ da favoletta per bambini raccontata da un genitore che cerca di motivare il proprio figlio ad affrontare qualche difficoltà…perciò va bene per un quadretto familiare da Libro cuore ma la realtà è un’altra cosa. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: la storia è un po’ ingenua ed eccessivamente buonista ma è ben strutturata, supportata da una recitazione genuina e un’ottima colonna sonora. Non stiamo parlando del film drammatico italiano dell’anno ma è un buon titolo per gli amanti del genere che non vogliono guardare solo i copioni delle major americane.
Un film di Enrico Maria Artale. Con Stefania Rocca, Stefano Cassetti, Lorenzo Richelmy, Edoardo Pesce, Margherita Laterza. Drammatico, durata 94 min. Italia 2013. Universal Pictures.
Trama: Samuel ha trascorso gli ultimi anni entrando e uscendo da un istituto di detenzione minorile, per reati di furto, aggressione, spaccio. Privo di una famiglia vera e propria, viene inserito in un programma di rieducazione e affidato a Vincenzo, un assistente sociale che attraversa una profonda crisi d’identità. Il programma di riabilitazione prevede un impiego in un’azienda produttrice di latte, e un appartamentino in un piccolo paese di provincia; Samuel deve rispettare molte regole, ha una vita sociale pressoché nulla e, ben presto, va in crisi al punto da rimpiangere il carcere, dove almeno si era fatto degli amici. Anche il rapporto con Vincenzo è piuttosto difficile, sennonché, sorprendendo il ragazzo durante una rissa, l’assistente sociale si convince che Samuel, pur non avendo mai giocato a rugby sia l’unica carta su cui puntare per sperare ancora nella salvezza della squadra e lo ricatta esplicitamente: se non si allena tornerà in carcere.
Perugia
Gherlinda: 17.40 19.50 22.00
Uci Cinemas Perugia: 17.35 19.55 22.10
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 20.00 22.30
Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 18.00 20.20 22.35
