di Gordon Brasco
Dire che già conoscevamo «Lo cunto de li cunti», la raccolta di fiabe più antica d’Europa scritta fra il 1500 e il 1600 in lingua napoletana da Giambattista Basile, sarebbe mentire spudoratamente, così come se dicessimo che un film del genere ce lo aspettavamo dall’autore di «Gomorra». Dimenticate le avventurose «Cronache di Narnia» e le trilogie tolkeniane di Peter Jackson: qui si sprofonda in tre storie che sembrano davvero le favole raccontate a memoria dalle nostre nonne, dove molti particolari appaiono oscuri eppure verosimili e dove i protagonisti, seppure diversamente impegnati in azioni diverse, si ritrovano in qualche modo legati alla stessa morale. L’ossessione degli uomini e la loro crudeltà è un modo per mostrarne la fragilità, così come certe immagini animalesche sono solo un pretesto stilistico per far riflettere lo spettatore sul proprio modo d’essere e di guardare la vita. Garrone stupisce e inquieta, perché abbandona la narrazione delle miserie della società in cui viviamo attraverso immagini contemporanee per arrivarci attraverso un linguaggio medievale che abbiamo smesso di usare quando abbiamo smesso di essere bambini ma che ancora conosciamo bene. È come riprendere a parlare un dialetto dopo decenni, il suono di certe parole non è mai stato dimenticato, solo accantonato lì nella nostra mente in attesa di essere riutilizzato.
Favole Gli attori fanno un ottimo lavoro soprattutto perché l’impalcatura scenica è così eccessiva da occupare tutto il nostro spazio visivo e uditivo, perciò sarete così presi nel guardare tutto quello che affolla lo schermo da non richiedere a Vincent Cassel e soci interpretazioni da Oscar. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: questa volta non conterà molto divertirvi perché certe favole che ci venivano raccontate da bambini non avevano quello scopo, non vi strappavano una risata ma piuttosto vi affascinavano, vi lasciavano con il fiato sospeso fino alla successiva puntata e infine vi lasciavano con una morale che cercava di dare un senso a tutta l’avventura dei protagonisti. Garrone è stato bravissimo perché non ha creato un racconto hollywoodiano dove azione e humor si intrecciano a pathos e amore…qui si rimane tra lo sgomento e il sorpreso aspettando una fine che non sarà mai happy end ma piuttosto un epilogo amaro e duro a cui agganciare un senso che è critica feroce alle pulsioni umane. Non è certo un film per tutti ma ha il pregio di riportare il nostro paese a produrre fantasy e soprattutto quello di far riscoprire le radici di una letteratura antica a molti sconosciuta. Non sappiamo se riuscirà ad affascinare i giudici di Cannes ma di sicuro è un film da vedere.
Un film di Matteo Garrone. Con Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher. Fantasy, Ratings: Kids+13, durata 125 min. Italia, Francia, Gran Bretagna 2015. 01 Distribution.
Trama: Ispirato alle favole medievali dell’autore napoletano Giambattista Basile, riconosciute come antesignane di tutta la letteratura fiabesca che seguì. Sovrani, artisti circensi, streghe, principi e principesse, castelli e boschi incantati di tre regni vicini popolati da orchi, draghi, animali bizzarri e vecchie lavandaie.
Perugia
Gherlinda: 16.05 / 19.05 / 21.00 / 22.05
Uci Cinemas Perugia: 17.15 / 19.50 / 22.30
Postmodernissimo: 18.00 / 20.15 / 22.30
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 16.10 / 17.00 / 19.20 / 22.20

Una vera meraviglia per i sensi, in tutti i sensi . . .