di Gordon Brasco

Finalmente trova la strada della distribuzione questo piccolo gioiello presentato fuori concorso al trentesimo Torino Film Festival. La regista Lorraine Lévy ha stupito tutti con una storia che traccia in modo indelebile l’assurda condizione di un popolo che trova nella «divisione» il suo stato naturale. Palestinesi, ebrei….uguali e diversi, entrambi ostaggi di una storia scellerata che non risparmia nessuno. Non ha senso cercare colpevoli e innocenti perché non ve ne sono, in questo il film è geniale perché usa l’assurdo scambio di neonati in un ospedale per metterci di fronte a una realtà che cerca di colpevolizzare o assolve i protagonisti non per le loro azioni o per il loro modo d’essere ma solo per propaganda politica e razziale. Il dramma di aver vissuto una vita non propria rimbalza da un protagonista all’altro aggravandosi con il senso di colpa di essere un impostore non solo nella propria esistenza privata (famiglia, amici) ma anche nei confronti del proprio popolo (ebraico e palestinese)…tutto esplode in un crollo sistematico delle certezze con le quali si è vissuti, costringendo i protagonisti a fare tabula rasa e ricostruire un proprio io da macerie dolorosissime e soffocanti. Chi è chi? Chi è cosa? Le domande si sprecheranno e quando tutte le certezze che compongono una vita vengono spazzate via cosa rimane?

Il dramma di due ragazzi Forse in questo la regista è stata fin troppo buona nel concedere ai protagonisti e quindi anche agli spettatori, un finale che avesse nella speranza una conclusione positiva…qualcosa di più traumatico avrebbe reso meglio il dramma di questi due popoli nati e cresciuti nella stessa terra oggi contesa armi in pugno ma probabilmente la storia ne avrebbe perso di centralità. Comunque la pensiate sulla questione israeliana non potrete fare a meno di commuovervi per il dramma di questi due ragazzi e applaudire a una fotografia perfetta nel sottolineare con i paesaggi gli stati d’animo dei protagonisti. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi si: è un film inteso, drammatico, recitato forse non in modo impeccabile ma con una genuinità tale da far dimenticare qualsiasi svarione. Poche volte un regista è stato capace di mettere su pellicola il dramma israelo-palestinese in modo così libero da falsi sentimentalismi o facili moralismi, ogni riflessione è ponderata e porta con sé una carica emotiva a cui difficilmente si resta indifferenti.

Un film di Lorraine Lévy. Con Emmanuelle Devos, Pascal Elbé, Jules Sitruk, Mehdi Dehbi, Areen Omari. Titolo originale Le Fils de l’Autre. Drammatico, durata 105 min. Francia 2012. Teodora Film.

Trama: Mentre si appresta a svolgere il servizio militare presso l’esercito israeliano, Joseph scopre di non essere il figlio biologico dei suoi genitori. Il giovane è stato scambiato alla nascita con Yacine, figlio di una famiglia palestinese della Cisgordania. La vita delle due famiglie viene sconvolta dalla scoperta che le obbliga a riconsiderare le rispettive identità, i valori e le convinzioni.

Perugia
Zenith: 20.15 22.30

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