di Gordon Brasco
Qualcuno si ricorderà del film del 1971 diretto da William Friedkin («French Connection» tradotto in italiano con «Il braccio violento della legge») capace di vincere cinque premi Oscar e rivoluzionare profondamente il genere poliziesco made in Usa. Bene, scordatevi tutto questo e non fatevi illusioni, il massimo che questo film francese rivoluzionerà sarà una serata della vostra vita, ammesso che decidiate di andare al cinema. La trama è basata su una storia vera che ha come sfondo le attività illecite dei marsigliesi degli anni ’70 ed è centrata sull’incontro-scontro di due figure: il boss e il giudice, in una contrapposizione perfettamente speculare, a volte coincidente, perché sia il cattivo che il buono sono genitori e mariti, ognuno con il proprio codice etico e la loro morale…insomma la diversa faccia di una stessa medaglia. Il regista però non si impegna molto nel rendere questa sfida avvincente e le sue intenzioni sono chiare fin dall’inizio del film: lui vuole che il confronto tra i due protagonisti avvenga non per il ruolo che ricoprono all’interno della società (uno a difesa della legge l’altro impegnato a infrangerla) ma per il loro modo d’essere e di agire nel conseguimento dei loro rispettivi obiettivi. Se prendete un film come «Heat» («Heat -La sfida», diretto nel 1995 da Michael Mann) capirete meglio di cosa stiamo parlando: anche in quel caso il confronto è tra il buono (Al Pacino) e il cattivo (Robert De Niro) solo che lo scontro fisico prevale su quello umano assicurando al film una velocità e una carica d’adrenalina fuori dal comune, il tutto senza tralasciare l’aspetto psicologico del confronto tra bene e male che ha il suo apice nel dialogo tra i due protagonisti all’interno di un bar.
Scacchi In «French Connection» i protagonisti invece si incontrano solo da lontano, non c’è confronto fisico ma piuttosto potremmo paragonare questa sfida a un elaborato confronto tra due giocatori di scacchi che muovono le rispettive pedine nel tentativo di cogliere l’altro in fallo. Altro appunto da fare al regista Cedric Jimenez è sull’ambientazione del film perché che siamo negli anni ’70 lo si capisce da un paio di camicie retrò e qualche musica datata, per il resto potrebbe essere una qualsiasi location nel mediterraneo in un’epoca indefinita, il che non aiuta né ad appassionarsi alla storia né a considerarla come parte di un passato realmente accaduto. Forse il regista voleva evitare il rischio di relegare le vicende a un ambito troppo domestico ma il risultato non convince. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì ma con riserva: se state cercando un thriller emozionate, adrenalinico dai toni vagamente noir lasciate perdere, vi ritrovereste in sala a scuotere la testa sperando che due ore passino in un baleno. Se invece apprezzate i toni più lenti e una narrazione poliziesca maggiormente incentrata sulle persone piuttosto che sugli atti che compiono allora questo «French Connection» potrebbe persino piacervi.
Un film di Cedric Jimenez. Con Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Benoît Magimel. Titolo originale La French. Thriller, durata 135 min. Francia, Belgio 2014. Medusa.
Trama: Il magistrato Pierre Michel intraprende un’ossessiva battaglia pluriennale per abbattere la celebre French Connection, cartello di droga locale, nella Marsiglia degli anni ’70. Suo principale rivale sarà Gaetan Zampa, Padrino della malavita marsigliese detto ‘il Grande’.
Perugia
Gherlinda: 15.55 / 18.55 / 21.55
Uci Cinemas Perugia: 16.30 / 19.30 / 22.35
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 18.30 / 21.50
