di Gordon Brasco
Mark Wahlberg è un attore che mi è sempre piaciuto molto: sanguigno, sfrontato, con una grande dote ironica immolata per volere di Hollywood sull’altare dell’action, perché Mark nasce e si fa strada per il suo fisico e una volta preso quel filone per i produttori sei e sarai sempre un «pezzo di manzo con la bocca» (come Wahlberg disse una volta in una intervista). Deepwater è basato su un vero disastro ambientale avvenuto il 20 aprile del 2010, quando un’esplosione su una piattaforma di trivellazione uccise undici lavoratori e ne ferì altri sedici. Ma considerare questo un docudrama è sbagliato perché il regista Peter Berg non ha nessuna intenzione di rimanere neutrale durante la narrazione, non si affida al racconto delle vittime o a immagini di repertorio per dare testimonianza dell’accaduto ma vira decisamente sull’aspetto umano della vicenda, ponendo sotto il riflettore le vite dei lavoratori coinvolti nel disastro, le loro famiglie e la tenacia con la quale cercano di salvare la pelle. Il film è interessante, ben recitato, con un tasso di spettacolarizzazione molto alto che a volte deborda nella retorica, specialmente quando il regista si perde nella descrizione umana delle vittime contrapposta a quella dei dirigenti della compagnia petrolifera (ovviamente dei mostri senza pietà). La sua intenzione era quella di commuovere gli spettatori e al contempo farli infuriare per l’accaduto ma l’eccesso di pathos a volte sortisce l’effetto contrario, anestetizzando il pubblico in sala e appesantendo la narrazione di troppi momenti lacrimosi.
Un dramma evitabile L’inferno non si scatena all’improvviso ma ci sono molti eventi che lo precedono e che solo con il senno del poi si caricano di un terribile effetto domino, a ricordarci che quasi tutti i disastri commessi dall’uomo (Chernobyl, la Exxon Valdez, Bhopal tanto per ricordarne alcuni) non solo erano evitabili ma potevano essere fermati molto prima di diventare inarrestabili; una lezione che dovrebbe servire da monito a chi oggi ricopre certi ruoli di responsabilità. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me sì: che succede quando la sfortuna si mischia all’incompetenza e all’ineluttabilità del fato? Succede che si crea il secondo maggiore disastro ambientale degli Stati Uniti d’America, dove molte persone perdono la vita e migliaia di galloni di petrolio finiscono nell’oceano mettendo in ginocchio un ecosistema millenario. Il regista eccede più di una volta nel tentativo di colpire lo spettatore in sala con la drammaticità delle vite spezzate degli operai della piattaforma petrolifera, mostrandoli come parti di famiglie lasciate a casa, amici, compagni ma era un esercizio che si sarebbe potuto evitare visto che già gli eventi in sé portano chi guarda a immedesimarsi nella vicenda. La storia funziona, Mark funziona, i cattivi sono cattivissimi e la lotta per la sopravvivenza è serrata e ad alto tasso d’adrenalina, perciò se quello che stavate cercando è un buon dramma-action hollywoodiano dalla morale ecologista smettete di cercare, questo «Deepwater» è il titolo perfetto per voi.
Un film di Peter Berg. Con Mark Wahlberg, Gina Rodriguez, Kurt Russell, Dylan O’Brien, John Malkovich. Titolo originale Deepwater Horizon. Azione, Ratings: Kids+13, durata 97 min. USA 2016. Medusa.
Trama: Nella primavera del 2010 la piattaforma di estrazione petrolifera Deeepwater Horizon esplose causando un disastro ecologico senza precedenti nel Golfo del Messico. Nell’incidente morirono 11 persone e altre 16 rimasero ferite. L’esplosione della piattaforma, con il suo successivo incendio e affondamento, diedero il via ad uno sversamento di petrolio che terminò solo quattro mesi dopo. Le conseguenze della “marea nera” – come fu chiamata dai media – furono devastanti sul piano ambientale ed economico.
Perugia
Gherlinda: 17.10 / 19.30 / 21.50
Uci Cinemas Perugia: 14.40 / 17.10 / 19.45 / 22.20
Foligno
Multisala Clarici: 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 15.00 / 17.20 / 20.05 / 22.20
