di Carlo Forciniti
Prima Varsavia e poi chissà. Prima la semifinale, poi ci sarebbe eventualmente tempo e modo per sognare in grande. Per la Sir in versione Sicoma Monini, si apre una settimana importante. Particolare. Per certi versi, dal sapore unico.
Perché è quella che conduce alle Final Four di Torino in programma all’Inalpi Arena sabato 16 e domenica 17 maggio dove i bianconeri proveranno a vincere la seconda Champions League di fila. Un risultato che sarebbe storico dato che l’ultima squadra a riuscirci, Trento, è riuscita nell’impresa quindici anni fa.
Nervi distesi La truppa del patron Sirci affronterà i polacchi nel match che inaugurerà la due giorni in terra piemontese: alle 17. Tre ore e mezza più tardi, l’altro incrocio tra Ankara e Zawiercie. Due partite di livello assoluto, dall’alto, altissimo coefficiente di difficoltà. Perugia arriva alle Final Four da campione d’Europa in carica. Ma soprattutto con la forza dei nervi distesi. Eredità della fresca vittoria in campionato. Un cammino esaltante archiviato con un ancor più esaltante (e per certi versi impronosticabile) 3-0 in finale sulla Lube. Il miglior viatico possibile in vista del redde rationem di Torino, dove la Sir si presenta con la giusta consapevolezza della propria forza, ma soprattutto con la forza dei nervi distesi dato il percorso trionfale compiuto in Italia.
Maturità L’Europa è un altro affare. Le insidie a livello top sono comparabili a quelle di casa nostra, ma con una variabile da non sottovalutare. Semifinale e finale si giocano in partita secca. Ecco allora che non c’è sostanzialmente margine di errore. La tenuta mentale è un aspetto determinante per saper gestire i possibili momenti delicati che arrivano all’interno della partita. Ed in questo aspetto, Perugia non ha niente da invidiare alla concorrenza. Il terzo scudetto è stato alzato al “cielo” del PalaBarton Energy grazie al talento e alla qualità dei singoli e alla qualità del gioco espresso, certo, ma anche grazie alla capacità del gruppo – orchestrato a dovere da coach Lorenzetti – di tenere la barra dritta quando le cose non andavano come sperato. La testimonianza principe, l’incredibile rimonta sulla Lube nel secondo set del terzo atto della finale.
Sogno possibile Finale – di Champions League – cui la Sir Sicoma Monini punta con decisione. Per dare sostanza ai sogni. Per giocarsi la possibilità di vincere la massima competizione europea per la seconda volta di fila. Un bis che, come detto, ad una squadra italiana non riesce dal 2010-2011 quanto Trento salì sul trono più prestigioso d’Europa per il terzo anno di fila. Per Perugia non è ancora tempo di puntare al tris. Ogni cosa a suo tempo. Prima c’è una succosa semifinale con Varsavia da superare. Poi ci sarà tempo e modo per alimentare ulteriormente i sogni di una squadra che rispetto alle trionfali Final Four di Lodz che seguivano la dolorosa eliminazione in semifinale scudetto contro Civitanova, arriva a Torino con tutto quello che serve per non porsi limiti: la forza di un gruppo abituato a vincere e quella dei nervi distesi derivante da un campionato dominato. Un biglietto da visita niente male. In attesa del verdetto del taraflex.
