di Daniele Bovi
Il pomeriggio della vigilia di Natale del 2016 perugini e turisti passeggiano tranquillamente in centro con gli ultimi pacchetti quando, in via Maestà delle Volte, un 19enne viene accoltellato. Nello stesso anno, in un mese, un uomo viene accoltellato alla gola a Fontivegge e sempre una lama viene puntata contro le farmaciste di Monteluce. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile di un anno fa, in pochi giorni cinque persone vengono accoltellate tra Fontivegge e il centro; a fine mese, invece, dopo una rissa uno dei soliti locali viene chiuso per un mese.
I fatti All’inizio di aprile del 2021 un ferito e quattro denunce è il bilancio di una maxi rissa in centro, con tanto di questore che promette «pugno duro»; pochi giorni prima, i residenti di Corso Garibaldi spiegano di essere «esasperati» per lo spaccio e per una rissa tra pusher dentro un distributore automatico. A fine marzo, in un weekend, gruppi di adolescenti si picchiano a Madonna Alta e in centro, danneggiando delle auto. A luglio un uomo viene accoltellato in centro per una lite, mentre due giorni dopo una lama viene puntata contro una donna per portarle via la collanina. Negli stessi giorni, due uomini litigano e si feriscono con dei machete. In una settimana del giugno 2015 a Fontivegge due maxi risse (con tanto di mazze e bottiglie) portano a una decina di denunce e poliziotti feriti. Ad aprile, invece, un uomo viene accoltellato a Centova probabilmente per questioni di droga. Tra il giugno e il luglio del 2017 un cacciavite viene piantato nella pancia di un uomo a Fontivegge per rubare un cellulare, mentre sempre alla stazione e al Percorso Verde ci sono risse tra stranieri con sangue e feriti.
I REATI A PERUGIA NELL’ULTIMO DECENNIO
Criminalità Il 10 gennaio del 2022 un altro coltello viene puntato contro il tabaccaio della centralissima piazza della Repubblica; pochi mesi dopo, altre risse tra bande a Fontivegge e, in centro, pure la notte di Natale. Nel febbraio del 2023 in dieci giorni si registrano bottigliate e sangue a Fontivegge (sempre fuori da uno dei soliti locali) e un accoltellamento in piazza Partigiani. A luglio, nella prima sera di Umbria jazz oltre 20 persone sono coinvolte in una rissa in centro. Il 24 maggio del 2020, appena finite le restrizioni anti Covid il centro storico viene lasciato inspiegabilmente sguarnito: il risultato sono due mega risse con feriti (e sette avvisi di garanzia) in piazza Danti e poi in piazza Grimana. Due anni fa, a San Sisto, in pieno, giorno, un 21enne viene accoltellato a una gamba.
Strumentalizzazioni Il lungo e noioso elenco – necessariamente incompleto – potrebbe andare avanti ancora molto a lungo. Ricordare alcuni dei fatti accaduti nel corso dell’ultimo decennio non serve per fare una sorta di “pari e patta”, per dire accadevano allora, accadevano oggi e quindi tutto bene; serve per mettere in evidenza una serie di strumentalizzazioni su un tema sensibile come quello della sicurezza e alcune fallacie logiche, nonché per riflettere sulle narrazioni politico-mediatiche intorno al tema.
FIDUCIA, COESIONE E PRESIDI PER RIPENSARE IL CONCETTO DI SICUREZZA
Il fenomeno Crimini e sicurezza, come mostrano anche i dati recentemente pubblicati da Umbria24 e che abbracciano l’ultimo decennio, sono fenomeni influenzati da molteplici variabili sociali, politiche ed economiche, a loro volta indipendenti dal semplice cambio della guardia in un Comune. E qui dunque arriva il primo errore logico, sulla base del quale si legano i reati all’arrivo di un nuovo sindaco, confondendo una sequenza temporale con un nesso causale. Anche con questo cambio in generale le strutture chiamate a garantire la sicurezza mantengono una certa stabilità, sia per quanto riguarda l’operatività che le politiche.
L’impianto A Perugia questo impianto – garantito in primis dal prefetto, responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica – nell’ultimo anno è rimasto fondamentalmente immutato. L’altro salto logico, che in realtà è anche una forzatura politica, sta nel voler legare cose scollegate fra di loro. Al netto delle responsabilità di un’amministrazione, voler far credere – come sentito a destra in questi giorni – che un regolamento di conti o un qualche altro fatto violento avvengano perché la municipale non ha il taser, perché non c’è più la norma anti accattonagio o perché l’assessorato alla Sicurezza sia in capo alla sindaca è, in primis, un caso di scuola di fallacia logica e, soprattutto, un insulto all’intelligenza dei cittadini.
Fontivegge Anche Andrea Romizi ha tenuto per sé l’importante assessorato, venendo allora lodato dalla sua maggioranza, e sia lui che il resto della giunta hanno sicuramente fatto tutto quanto in loro potere per contenere certi fenomeni. Riguardo poi al nucleo della polizia municipale a Fontivegge, anche qui è rimasto tutto sostanzialmente immutato: il depotenziamento, come viene chiamato, riguarda la sola sottrazione dei controlli antidroga, così come richiesto dalle altre forze dell’ordine per evitare sovrapposizioni e possibili “incidenti” (avvenuti) nell’ambito di indagini complesse. Un dossier a parte poi meriterebbero i dati di Fontivegge dove, numeri della questura alla mano, si verifica meno del 5 per cento dei reati di tutto il territorio comunale; dati sicuramente non proporzionali all’attenzione politico-mediatica riversata sul quartiere.
La narrazione L’altro corno del problema è quello della narrazione e dei danni che produce. Sostanzialmente ora dopo ogni fatto a destra viene utilizzata una retorica iperbolica tra metafore evocative, apocalittismi e linguaggio della paura, fino a vette da film poliziottesco anni ‘70 come «Perugia rosso sangue», titolo scelto per uno degli ultimi comunicati. Insomma, è il ritorno della famigerata Gotham city. Ad acuire il problema c’è l’aumento della penetrazione dei social rispetto agli anni scorsi, con i messaggi di cui sopra rilanciati sulle bacheche di decine di migliaia di persone; il tutto su piattaforme i cui algoritmi ormai da tempo privilegiano la diffusione di contenuti ad alto impatto emotivo, in grado di suscitare emozioni forti. Il risultato è quello di amplificare il fenomeno, moltiplicando l’allerta e la paura e quindi influendo sulla percezione. Questo quando ormai da tempo tonnellate di studi hanno dimostrato come il senso di insicurezza aumenti quando c’è un discorso politico e mediatico che lavora sulle paure delle persone; una delle prime cause dell’insicurezza è dunque il modo in cui si parla dell’insicurezza. Il tutto peraltro in tempi in cui non mancano altri tipi di insicurezze.
Ricuciture In generale un gioco pericoloso, benché cinicamente comprensibile in termini politici, che però può creare danni su più fronti: in queste ore basta alzare il telefono e chiamare qualche esponente del mondo economico cittadino per percepire il senso di fastidio per il nuovo allestimento della Gotham city. Oggi più che mai c’è bisogno di cucire e ricucire pazientemente il tessuto sociale, soprattutto là dove è più lacero perché è anche e soprattutto da qui che passa la prevenzione: i pur necessari controlli, la repressione, le telecamere e così via, arrivano dopo. Cogliere le spie, ricucire e costruire nuovi spazi di mediazione e confronto: è probabilmente soprattutto su questo, al di là dell’andamento dei reati, del decoro e degli altri compiti in materia di competenza del Comune che Vittoria Ferdinandi e il resto della giunta saranno giudicati dai perugini fra quattro anni. Certamente le Case della partecipazione potrebbero essere un inizio.
