I terreni adiacenti la discarica

La ‘curiosa’ circostanza era emersa quando Umbria24 era andata a parlare con chi vive, coltiva la terra e alleva animali nell’area adiacente la discarica Tk-Ast di Valle: qualcuno era stato costretto ad abbattere le galline perché producevano uova ‘al veleno’, mentre lì intorno c’è chi produce olio classificato come Dop. Sul tema interviene Italia Nostra.

di Andrea Liberati*

Finora dobbiamo ringraziare soltanto i giornalisti se abbiamo ottenuto i dati relativi all’eccessiva concentrazione di diossine e PCB nei campioni prelevati di uova a Terni.

Siamo dinanzi a circostanze di particolare gravità, perché, né prima, né dopo le scoperte della stampa, la Regione dell’Umbria, garante per Istituto zooprofilattico e Asl, ha ritenuto di comunicare alla cittadinanza alcunché sia relativamente alla tipologia di pericolosi inquinanti comunque già individuati, sia al loro luogo di rinvenimento: area discariche Thyssen e zona di massima ricaduta dell’incenerimento. Tuttora ignoriamo i numeri ufficiali e puntuali delle concentrazioni dei contaminanti negli alimenti, conoscenze cruciali per il così detto bio-accumulo.

Sulle discariche Thyssen di vocabolo Valle i cronisti hanno rivestito una funzione essenziale già anni fa, quando vennero fuori i laghetti di cromo esavalente, e poi nel marzo scorso, quando certi dati affiorarono in sordina esclusivamente grazie alla loro abnegazione, quasi ‘strappandoli’ a un’amministrazione che misteriosamente preferiva tenerli per sé, anziché doverosamente diffonderli: ora, dopo così tanto tempo, non è accettabile che Regione dell’Umbria – e lo stesso Comune di Terni – si astengano ancora dall’informare compiutamente anzitutto i residenti nel bonificando Sito di interesse nazionale ‘Terni-Papigno’ sui relativi rischi. Il problema non afferisce soltanto i proprietari degli appezzamenti, ma interessa l’intera città e tutti quei consumatori che magari hanno mangiato per anni, e mangiano ancora, prodotti provenienti da territori avvelenati.

Eccone la riprova, emersa in questi giorni proprio dal Sin: da una parte, la giusta, benché silente, distruzione presso vocabolo Valle di allevamenti e coltivazioni a opera di Asl2; dall’altra parte, l’olio di quello stesso vocabolo Valle che ottiene il marchio Dop! ‘Origine protetta’ per l’olio delle discariche: sembra una terribile burla, ma non lo è.

Un cortocircuito evidente, pilotato dalle stesse istituzioni pubbliche, segnatamente dalla Regione dell’Umbria che, oltre ad assumersi una grossa responsabilità sul piano sanitario ed eventualmente giudiziario, conculca bellamente la normativa europea che attribuisce a un prodotto alimentare – qui l’olio d’oliva – caratteristiche di particolare qualità specificamente perché legate ad un ‘ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani, e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata’ (Regolamento UE 510/06): a vocabolo Valle, grazie ad anni di contaminazione incontrollata, non possono affatto esistere i parametri per un simile riconoscimento!

Ora, prima di sollecitare l’intervento per competenza del ministero delle politiche agricole, se davvero questo sistema istituzionale intendesse recuperare un minimo di credibilità, deve ineludibilmente chiarire le mancanze della Regione Umbria, dell’assessorato all’agricoltura e delle associazioni di categoria in merito alla licenza d’uso del Dop Umbria. Queste, e altre vicende consimili, a Terni, non hanno precedenti nella storia di Terni

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