Carlo Colaiacovo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Paolo Brutti (Responsabile nazionale Dipartimento Ambiente, Italia dei Valori) a Carlo Colaiacovo.

Caro dottor Colaiacovo,

in tempo di crisi occorre aguzzare l’ingegno. Dev’essere stato questo imperativo a farle applaudire il loquace (e a volte fatuo) ministro Clini, quando lo ha sentito esprimere giudizi positivi sulla combustione dei rifiuti nei forni dei cementifici. Lei dev’essersi detto: “Sostituisco il carbone dei miei forni con i rifiuti, così ho combustibile gratis, anzi, me lo paga la pubblica amministrazione che risparmia sul conferimento in discarica e magari mi gratifica con qualche certificato verde”.

Come darle torto? In questo modo lei non costruisce un nuovo camino, elimina un bel po’ di combustione a carbone e ci risparmia rifiuti da mandare in discarica. Perché non ci abbiamo pensato prima? Una cosa tanto facile e a portata di mano…

Come è noto, caro dottore, il diavolo si nasconde nei dettagli. Il primo dettaglio è che per non riempire la piana eugubina di eco-balle fetide e percolanti bisogna separare con cura il rifiuto urbano umido da quello secco, con una raccolta differenziata spinta. La parte umida dei rifiuti, come sa, contiene inquinanti pericolosi che producono percolato velenoso per i terreni e le falde acquifere. La parte umida, ben differenziata in obbligo alla direttiva comunitaria e normativa italiana di recepimento, deve essere avviata al compostaggio o agli impianti di digestione anaerobica per produrre ammendante agricolo e/o biogas.

Considerato 100 il complesso dei rifiuti solidi urbani di un anno, la frazione organica umida prodotta da una raccolta differenziata spinta oscilla tra 40 e 45. Il restante 55/60 è così composto: 30 di materiale organico non putrescibile, 5 di plastica di vario tipo, tutta riciclabile, 17 di carta e pellicole plastiche di minor consistenza, anche queste riciclabili, vetro 2,5, completamente recuperabile, 2 materiali ferrosi, 2,5 metalli non ferrosi, tutti ampiamente riciclabili (sempre che esistano gli impianti in grado di farlo). Il materiale organico non putrescibile deve essere assoggettato a un ulteriore trattamento che produce compost di bassa qualità, per una quantità di circa 10. Resta un 20/25 che ha caratteristiche idonee alla combustione ma, si badi, con elevati carichi inquinanti.

Ecco la reale misura del suo “tesoro”, dottor Colaiacovo. Con un corollario non banale. Il “combustibile da rifiuti”, come si è capito, non è un prodotto della natura che circonda i suoi cementifici ma il risultato di complessi e costosi trattamenti che assorbono quasi tutto il risparmio del mancato conferimento in discarica.

Dovremmo darlo gratis ai produttori di cemento? La domanda è retorica. Lei, dottor Colaiacovo, dovrebbe pagarlo qualcosa. Magari meno del carbone, visto il suo minore poter calorifico, ma qualcosa sì, non nulla. In Umbria si producono 550 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani l’anno e lavoriamo perché calino molto. Quel 20/25 dell’esempio precedente è dunque compreso tra 110 e 135 tonnellate annue di potenziale materia combustibile. Una quantità che, con trattamenti successivi di tipo meccanico e biologico, può essere più che dimezzata, lasciando un residuo inerte e di nessuna tossicità da conferire in discarica.

Alla resa dei conti il combustibile da rifiuti promesso dal ministro dell’Ambiente non è Parigi e non vale neppure una messa. Forse le conviene rivolgere altrove il suo ingegno per affrontare la crisi del momento. A meno che mi sfugga qualcosa che lei sa e io no. In questo caso sarebbe bene parlarne insieme.

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